Umbria

Il meteorite sonoro degli Zu si abbatte su Perugia: il rito di Ferrum Sidereum a San Francesco al Prato

di Dan. Nar.

C’è qualcosa di intrinsecamente sacro, e al tempo stesso violentemente ancestrale, nel ritorno degli Zu. Il leggendario trio d’avanguardia italiano, che da oltre vent’anni scardina i confini tra jazz, metal, noise ed elettronica, fa tappa a Perugia per uno degli appuntamenti più attesi e suggestivi della stagione musicale umbra. L’appuntamento è per sabato 13 giugno alle ore 22, nella cornice monumentale dell’Auditorium San Francesco al Prato, per una serata organizzata da Degustazioni Musicali e T-Trane.

La scelta della location, pur se in origine il live avrebbe dovuto svolgersi ai Giardini del Frontone, non è poi solo un ripiego. L’ex chiesa di San Francesco al Prato diventerà la cassa di risonanza perfetta per l’impatto tridimensionale e la profondità rituale del nuovo show degli Zu. Al centro del concerto c’è la presentazione di Ferrum Sidereum, l’ambizioso doppio album monumentale uscito all’inizio del 2026 per la prestigiosa etichetta House of Mythology. Il titolo stesso, che si traduce dal latino come “ferro delle stelle” o “ferro meteoritico”, fa riferimento a quel metallo di origine cosmica che nell’antichità assumeva un profondo significato spirituale e sciamanico.

Musicalmente, il disco segna una parziale e potentissima riconnessione con le sonorità monolitiche e sferzanti dell’acclamato Carboniferous (2009), pur espandendo il registro espressivo verso territori esoterici, drone e orchestrali. Il trio – composto dai membri fondatori Massimo Pupillo al basso e Luca Mai al sax baritono, affiancati dal mastodontico nuovo innesto Paolo Mongardi alla batteria – ha ridefinito il proprio perimetro grazie anche alla produzione di Marc Urselli, ingegnere del suono vincitore di tre Grammy Award.

Il concerto si preannuncia come un’unica, ininterrotta suite di oltre un’ora in cui gli strumenti si trasformano in veri e propri magli sonori. Le tracce fluttuano tra i ritmi dispari e le aperture sinfoniche di brani come Charagma e La Donna Vestita Di Sole (espliciti riferimenti all’Apocalisse di Giovanni), fino ad addentrarsi nei territori maligni e sotterranei di Pleroma e nell’arpeggio cupo di Fuoco Saturnio.

Il sax baritono di Mai, distorto e tagliente, si incastrerà nelle frequenze sismiche del basso di Pupillo e nelle geometrie implacabili di Mongardi, guidando il pubblico in un’esperienza d’ascolto che è tanto cerebrale quanto viscerale. Non si tratta di un concerto d’intrattenimento o da sottofondo. Quello degli Zu a San Francesco al Prato sarà un rituale di distruzione e rinascita sonora, un’esperienza immersiva consigliata a chiunque voglia spingersi oltre i confini del già sentito.

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