Il manager come ponte tra visione imprenditoriale e operatività

Allo stesso modo, il manager che esprime dissenso ha l’onere di presentare tutti gli elementi di contesto a favore della sua teoria. Solo di fronte al quadro completo l’imprenditore saprà infatti dare un reale valore aggiunto. Il disaccordo non può nascere da pareri o sensazioni ma deve essere validato da elementi concreti.
Questo approccio è facilitato se supportato da un’adeguata preparazione e se affrontato durante momenti appositamente dedicati. Ciò trasforma una semplice chiacchierata in una riunione decisionale, elevando il peso della conversazione. Al contrario, chiedere un’opinione estemporanea produrrà, nella maggior parte dei casi, una risposta istintiva priva di un reale valore.
Confronto interno, allineamento esterno
Se nell’ufficio dell’imprenditore il manager ha la responsabilità di mettere in discussione un mandato che reputa controproducente, di fronte ai colleghi ha il dovere di rispettarlo come una legge. Il dissenso deve rimanere privato, non per obbedienza ma in nome di una stima reciproca. Il dibattito può essere alimentato da pareri discordanti, ma la decisione finale deve essere condivisa con convinzione da entrambi.
Fiducia sperimentata
Non esiste manager, per quanto competente, in grado di comprendere fino in fondo la visione dell’imprenditore. Si può instaurare un dibattito costruttivo che porti a una condivisione di pensiero del 99%. Ma rimarrà sempre quell’ultimo 1% che può basarsi solo sulla fiducia.
Una fiducia “sperimentata”, ossia maturata nel tempo attraverso l’esperienza. Modellata da quelle decisioni prese in passato che, anche se non condivise, hanno dato esiti positivi. Parafrasando una frase di Aristotele, “per saper condurre, bisogna saper seguire”: per essere un buon leader occorre a propria volta riconoscere l’autorità. E l’autorità passa anche attraverso una piccola dose di cieca fiducia.
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