Sicilia

«Il lavoro dev’essere sicuro» – Il forte richiamo di FeNEALUIL

Un appuntamento partecipato e denso di contenuti, che ha visto la presenza dell’intera segreteria nazionale e numerosi rappresentanti istituzionali, concluso dall’intervento del segretario generale Mauro Franzolini.
Al centro dei lavori la relazione del segretario regionale Pasquale De Vardo, che ha tracciato un quadro articolato e critico del settore edile siciliano, soffermandosi in particolare sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, definita «non un capitolo accessorio ma un elemento fondamentale» dell’azione sindacale e della convivenza democratica.

De Vardo ha denunciato come, nonostante anni di campagne e sensibilizzazione, i dati sugli infortuni restino drammatici e in aumento. Nella sua relazione ha ricordato le recenti tragedie, sottolineando che spesso le vittime sono lavoratori privi di adeguata formazione e tutele contrattuali, talvolta impiegati in nero, evidenziando una «vera vergogna assoluta». Una condizione aggravata da un sistema produttivo frammentato, dove oltre il 95% delle imprese ha meno di dieci addetti e ricorre frequentemente a subappalti, con effetti diretti sulla sicurezza e sulla qualità del lavoro. Il segretario regionale ha puntato con forza sulla necessità di rafforzare i controlli: gli ispettori del lavoro, oggi in numero insufficiente – circa 40 in tutta la Sicilia, per migliaia di cantieri – non riescono a garantire una vigilanza efficace. Servono più risorse, più personale e una strategia strutturale che metta al centro la prevenzione, non solo l’intervento dopo gli incidenti. Un tema che si intreccia con quello della legalità: sicurezza e rispetto delle regole, ha spiegato De Vardo, sono «due facce della stessa medaglia».
Ampio spazio anche alle criticità del settore: lavoro grigio e nero, infiltrazioni criminali, riciclaggio di denaro e dumping contrattuale. Fenomeni che alimentano una competizione sleale e comprimono salari e diritti, rendendo i lavoratori più esposti ai rischi. In questo contesto il sindacato rivendica il valore della contrattazione collettiva e la necessità di contrastare con decisione i contratti pirata, rilanciando al contempo il ruolo delle Casse edili e della bilateralità. La relazione ha toccato anche il tema della desertificazione sociale e occupazionale: negli ultimi anni centinaia di migliaia di giovani hanno lasciato la Sicilia, mentre una parte consistente della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta. Un fenomeno che si riflette anche nel settore delle costruzioni, dove si registra una carenza di manodopera qualificata e un progressivo impoverimento delle competenze.
Sul fronte delle politiche di sviluppo, De Vardo ha evidenziato le opportunità legate al Pnrr e agli investimenti infrastrutturali, ma anche i ritardi e le difficoltà nella spesa delle risorse. La Sicilia, ha sottolineato, rischia di non cogliere pienamente queste occasioni senza una strategia chiara e senza un rafforzamento della capacità amministrativa. Centrale anche il tema delle politiche abitative, con una carenza stimata di circa 250 mila alloggi popolari e un crescente disagio sociale legato al costo delle abitazioni. Il congresso è stato occasione di confronto con istituzioni e società civile. Tra gli interventi, quelli dell’europarlamentare Giuseppe Lupo, del dirigente generale del dipartimento Lavoro, Ettore Riccardo Foti, dei direttori regionali di Inail e Inps, Giorgio Soluri e Sergio Saltalamacchia, del presidente della Commissione antimafia Antonello Cracolici, dell’assessore regionale alle infrastrutture Alessandro Aricò e del sindaco metropolitano Roberto Lagalla. Presenti anche Daniele Marannano di Addiopizzo e padre Giovanni Giannalia, impegnato nel quartiere Zen.

A chiudere i lavori l’intervento del segretario generale nazionale Mauro Franzolini, che ha rilanciato con toni netti il tema della sicurezza: «Dopo l’ennesima tragedia sul lavoro – ha detto – avvenuta in Sicilia, a Palermo e costata la vita a due operai, non è più possibile limitarsi alle dichiarazioni di circostanza. La sicurezza sul lavoro continua a essere trattata come uno slogan, mentre nei fatti resta un’emergenza strutturale e irrisolta. Servono controlli seri, continui ed efficaci e un immediato potenziamento degli organici degli ispettorati, oggi drammaticamente insufficienti rispetto alla dimensione del problema». Ma non basta, ha proseguito Franzolini: senza un sistema di prevenzione reale, «il territorio continuerà a essere esposto a rischi e disastri annunciati. Non si può più rincorrere l’emergenza dopo che le tragedie sono già avvenute – ha aggiunto il segretario generale – come dimostrano anche vicende drammatiche come quella di Niscemi. Il punto è politico e riguarda le scelte di fondo: la tutela del lavoro e della legalità non può essere subordinata alla logica del profitto e del ribasso. Troppo spesso si continua a permettere che la competizione si giochi sulla pelle dei lavoratori, attraverso precarietà, subappalti incontrollati e dumping contrattuale». Ed ecco il ruolo del sindacato: «È presidio democratico nei luoghi di lavoro – ha detto ancora Franzolini – e denuncia con forza questa deriva, ribadendo che la contrattazione collettiva va difesa senza ambiguità, contrastando con decisione i cosiddetti contratti pirata e tutte le forme di aggiramento delle tutele. La politica deve assumersi le proprie responsabilità: o si sta dalla parte di chi applica contratti realmente rappresentativi e garantisce sicurezza, dignità e legalità, oppure si continua a tollerare un sistema che produce sfruttamento e morti sul lavoro. Non ci sono più alibi».

Dal congresso di Palermo emerge dunque una linea chiara: senza sicurezza, legalità e lavoro di qualità non può esserci sviluppo. E il sindacato chiede alla politica scelte immediate e coerenti, per fermare una scia di incidenti che continua a segnare drammaticamente il settore edile.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »