Calabria

Il latitante con il “green pass”. Ecco la rete che favorì Pasquale Bonavota, boss di Sant’Onofrio

C’è anche Francesco Lopreiato, l’uomo la cui carta di identità fu trovata nella disponibilità dell’allora latitante Pasquale Bonavota, tra le persone indagate e perquisite dal Ros dei Carabinieri di Genova. Oltre ai tre fiancheggiatori arrestati (Antonio Serratore, Rocco Spagnolo e l’ex sindacalista della Filca-Cisl Domenico Ceravolo) la Dda di Genova ha iscritto nel registro degli indagati altri sei soggetti che avrebbero in qualche modo favorito la latitanza in Liguria di Bonavota, poi assolto da entrambi i procedimenti che lo coinvolgevano. Secondo l’accusa Lopreiato avrebbe fornito gli estremi della propria carta di identità (rilasciata dal Comune di Sant’Onofrio nel 2015), oltre alla tessera sanitaria e al codice fiscale. Documenti che Bonavota avrebbe utilizzato per produrre un esemplare contraffatto, mantenendo contestualmente in corso di validità quelli originali. Così il latitate sarebbe riuscito a garantirsi accesso ad alcuni importanti servizi, come la ricezione di denaro tramite money transfer. Secondo l’ipotesi della Dda a Bonavota sarebbe stato ceduto anche il certificato di vaccinazione per il Covid 19 consentendo così al latitante di avere il cosiddetto green pass durante il periodo pandemico.
Nel registro degli indagati figura poi il nipote Vincenzo Bonavota. Nel provvedimento si legge che avrebbe assicurato «supporto materiale» garantendo comunicazioni con terzi tra Piemonte e Calabria, anche attraverso la consegna di schede telefoniche intestate a terzi, scambiate a Genova nell’agosto 2020 e nell’agosto 2021.

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