Il governo non ascolta, il popolo che ha fame non si censura

«Il popolo non si censura, la fame non si ignora e un popolo che lotta per la propria dignità non si mette a tacere». È la posizione espressa da Francesco Falone, coordinatore provinciale di Pescara dell’Unione giovani di sinistra (Ugs) e responsabile Lavoro ed Economia di Ugs Abruzzo, che interviene sulle proteste di agricoltori e autotrasportatori contro il caro carburante, in corso soprattutto in Puglia e Calabria.
La presa di posizione arriva in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, celebrata il 17 ottobre, e punta l’attenzione sulle difficoltà economiche delle categorie produttive, alle prese con l’aumento dei costi del gasolio e con le conseguenze sui bilanci delle aziende.
«Come Ugs Abruzzo vogliamo accendere i riflettori sulle proteste e sui blocchi stradali messi in atto dalle categorie degli agricoltori e degli autotrasportatori, che vanno avanti da due settimane nel Sud Italia, in particolare in Puglia e Calabria – dichiara Falone -. Lavoratrici e lavoratori sono arrivati allo stremo a causa del prezzo del gasolio agricolo, che ha raggiunto la soglia di 1,70 euro al litro. Padri e madri di famiglia che non ce la fanno più e che chiedono solo una cosa: che produrre in Italia torni a essere sostenibile».
Le mobilitazioni hanno interessato negli ultimi giorni diverse arterie stradali del Mezzogiorno, provocando rallentamenti e disagi alla circolazione. Al centro delle rivendicazioni ci sono il prezzo dei carburanti, i costi di produzione e le difficoltà economiche delle imprese agricole e dell’autotrasporto.
Falone rivolge quindi un attacco al governo Meloni, accusandolo di non aver fornito risposte adeguate alle richieste dei manifestanti e criticando anche la posizione assunta dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sulle modalità delle proteste.
«Ci chiediamo fino a che punto debba arrivare la disperazione dei lavoratori per far svegliare questo governo, inerte davanti al caro carburante. Per due settimane i media padronali hanno taciuto e il silenzio ha soltanto alimentato la rabbia. Quando finalmente è arrivato un commento da parte del ministro Lollobrigida, non ha toccato le ragioni della protesta ma solo le sue modalità. Come se i blocchi fossero un capriccio e non l’ultima risorsa di chi non ha più strumenti per farsi ascoltare».
Il ministro aveva criticato i blocchi stradali, distinguendo il diritto a manifestare dalle iniziative che impediscono la distribuzione delle merci e possono danneggiare imprese e cittadini.
Per il rappresentante di Ugs Abruzzo, invece, la risposta alle difficoltà dei lavoratori dovrebbe passare da interventi sui costi energetici e da una maggiore pressione fiscale sui profitti delle grandi aziende del settore.
«Con la fine dello sconto sulle accise e il rapido superamento del tetto dei carburanti a 2 euro, lavoratrici e lavoratori si ritrovano nuovamente a fare i conti con costi insostenibili. Questo governo continua a essere debole con i forti e forte con i deboli. Bisogna iniziare a colpire quei centri di potere che questo governo ha sempre accarezzato, come le aziende energetiche che, nell’instabile situazione di guerra globale, hanno continuato a speculare senza ritorsioni», sostiene Falone.
La questione interessa anche l’Abruzzo, dove le organizzazioni agricole hanno annunciato nuove iniziative contro il caro gasolio. Coldiretti ha previsto una mobilitazione all’Aquila, davanti alla sede della Regione, mentre Cia Abruzzo manifesterà a Roma davanti alla Camera dei deputati.
«È arrivata l’ora di tassare gli extraprofitti delle aziende energetiche per ridare dignità al popolo, a tutti, e per rendere di nuovo sostenibile il produrre – conclude Falone -. I lavoratori non chiedono privilegi, chiedono di poter lavorare, produrre e vivere dignitosamente. E quando chi sfama un Paese arriva allo stremo, il problema non sono le sue proteste: il problema è un governo che non ascolta».
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