Il diario di Samuel, storia ordinaria

Il diario di Samuel, Emilie Tronche, Terre di Mezzo
“Menomale che nessuno legge quello che scrivo”. Samuel ha dieci anni, è in un momento difficile della sua esistenza, un momento di passaggio, deve, infatti, lasciare le elementari e prepararsi alle medie. Ha un amico inseparabile, Corentin, un rapporto piuttosto complicato con Bérénice, ama la danza, la musica, Dire Straits e ABBA, e soprattutto è innamorato di Julie, la grande Julie.
Il diario che leggiamo comincia l’8 marzo e arriva fino a marzo dell’anno successivo. Dentro ci sono le giornate, le vacanze a Marsiglia dai nonni, le litigate, le botte a scuola, le piccole vendette, le frasi scritte di getto e quelle che il giorno dopo vorremmo cancellare.
Ci sono anche le liste, come quella delle cose che Samuel vorrebbe migliorare: avere più muscoli, una collana con uno squalo, imparare meglio l’inglese per diventare americano, avere le occhiaie. E poi, naturalmente, diventare abbastanza intelligente da scrivere cose importanti nel diario «per quando le persone lo leggeranno dopo che sarò morto». Émilie Tronche riesce a raccontare il passaggio dall’infanzia all’adolescenza utilizzando un linguaggio essenziale, anche graficamente. Il tratto nero è essenziale, quasi infantile, i personaggi sono ridotti a poche linee molto espressive, gli sfondi spesso scompaiono e lasciano spazio ai gesti, alle facce, ai movimenti.
Le tavole non cercano di essere spettacolari: sembrano piuttosto pagine strappate direttamente dal quaderno di un bambino. Anche il testo in un certo senso è parte del disegno: il diario, le date, le annotazioni e i pensieri costruiscono sulla pagina un ritmo che alterna vignette, silenzi e improvvise esplosioni di parole. Tronche ha lasciato molto bianco attorno ai personaggi e proprio quel vuoto permette alle emozioni di mostrarsi. “Le Journal de Samuel” nasce in Francia nel 2024 come serie animata realizzata da Émilie Tronche per ARTE. Nel 2025 arriva il libro, pubblicato da Casterman e ARTE Éditions, che porta sulla carta quel mondo fatto di piccoli episodi quotidiani, musica, amicizia, innamoramenti e goffe prove di crescita. Zerocalcare ha scritto che, con pochissimi tratti, Samuel mette a fuoco «il momento di passaggio esatto tra infanzia e adolescenza».
Forse è proprio questo il motivo per cui ci sembra così familiare. Samuel non sta vivendo niente di straordinario. Sta semplicemente crescendo. E mentre lo guardiamo cercare di capire chi vuole diventare, ci accorgiamo che, da qualche parte, quel bambino un po’ arrabbiato, innamorato, presuntuoso e fragile lo abbiamo già conosciuto.
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