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Il conflitto in Iran, Trump: «Pace fatta». Ma Teheran frena

Teheran non ha ancora preso una decisione sull’accordo annunciato dal presidente statunitense per porre fine alla guerra, smorzando così l’entusiasmo suscitato dall’annuncio di Donald Trump, che aveva parlato di una firma già «questo fine settimana».

Il Presidente ha annullato gli attacchi che aveva minacciato di lanciare nella notte perché tra Washington e Teheran è stato «raggiunto un ottimo accordo». «Una volta finalizzati i documenti, cosa che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, probabilmente firmeremo, forse in Europa», ha dichiarato dallo Studio Ovale.

Tuttavia, i diplomatici iraniani hanno subito affermato che il regime non ha ancora deciso di firmare: «Finora l’Iran non ha ancora raggiunto una conclusione definitiva in merito all’accordo», ha dichiarato il portavoce Esmail Baqaei.

Lo stesso Trump, del resto, era stato piuttosto vago sul reale stato delle cose, dicendo di «credere di aver capito» che la guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avesse approvato quello che ha definito un «accordo quadro molto solido». Il fatto che non abbia fornito dettagli sul contenuto dell’intesa, se non che garantiva l’immediata riapertura dello Stretto di Hormuz dopo la firma e l’impossibilità per l’Iran di acquisire armi nucleari, lascia molto spazio all’interpretazione.

Un messaggio diffuso su X dall’ufficio del primo ministro israeliano ha ricordato la promessa fatta da Donald Trump a Benjamin Netanyahu che qualsiasi accordo finale avrebbe incluso «l’eliminazione dell’uranio arricchito» da Teheran. Questa speranza di una risoluzione del conflitto ha fatto crollare i prezzi del petrolio, con il Brent del Mare del Nord, il benchmark globale, in calo dell’1,11% a 89,37 dollari al barile intorno alle 2:30 GMT. Rassicurati, anche i mercati asiatici hanno registrato un’impennata venerdì mattina, con l’indice Nikkei di Tokyo in rialzo di quasi il 4% e il Kospi di Seul in forte crescita di oltre il 7%.

Ieri Trump aveva promesso di colpire l’Iran «duramente», minacciando in particolare di «conquistare l’isola di Kharg», il principale terminal petrolifero del Paese. Ma «prendendo atto che i colloqui con la Repubblica Islamica dell’Iran sono stati esaminati e approvati dalle più alte autorità iraniane», ha poi annunciato sul suo social network Truth Social di aver «annullato gli attacchi e i bombardamenti previsti».


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