il caso di Gianluca Comazzi. “L’assemblea cittadina? Non incide sulle scelte”
Colleziona incarichi e ruoli di partito. Ma in cinque anni ha partecipato a meno del due per cento delle votazioni in consiglio comunale. Gianluca Comazzi è uno dei principali esponenti milanesi di Forza Italia. A inizio luglio è stato nominato presidente del comitato di indirizzo dell’autorità del Po e responsabile degli enti territoriali del suo partito in Lombardia. Incarichi che si sommano ai suoi due impegni principali. Dal 2023 è assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi. E in contemporanea, dal 2021 siede anche in consiglio comunale a Milano. O meglio, si è seduto meno della metà delle volte. 119 presenze a fronte di 281 sedute. Ma se si guarda alle votazioni le percentuali scendono vertiginosamente. In cinque anni, il consigliere di Forza Italia ha votato soltanto 79 volte su 4021. Meno del due per cento delle votazioni totali.
Ma il “dato relativo alle singole votazioni, preso isolatamente, è fuorviante” spiega Comazzi in una nota inviata al Fattoquotidiano.it – perché non fotografa il lavoro complessivo di un amministratore. Oggi il Consiglio comunale è stato in larga parte svuotato delle proprie prerogative e della propria capacità di incidere sulle scelte della città. Per questo ritengo più utile dedicare il mio tempo al lavoro sul territorio, incontrando amministratori, associazioni, imprese e cittadini e seguendo concretamente i dossier che riguardano Milano e la Lombardia”.
Comazzi rivendica di essere “stato il più votato del suo partito” e di non percepire alcuna indennità da consigliere comunale, “facendo risparmiare 150mila euro ai milanesi”. E sottolinea di essere riuscito a partecipare al 42,35% delle sedute “pur ricoprendo contemporaneamente l’incarico di assessore regionale al Territorio e Sistemi verdi”. Ma non si ferma qui. Invita a guardare al sindaco Giuseppe Sala “che come me svolge un incarico istituzionale con impegni ben più ampi della sola attività consiliare, registra una presenza alle sedute pari al 30,25%. Allo stesso modo, vi sono consiglieri comunali che ricoprono contemporaneamente il ruolo di parlamentare e che presentano percentuali di presenza inferiori al 50%. Questo non significa che svolgano meno il proprio lavoro, ma che sono chiamati a esercitare responsabilità ulteriori e a operare su più livelli istituzionali”.
E così Comazzi continua a ricevere ruoli, come ha fatto notare in un post l’ex vice sindaco di Milano Luigi Corbani. Gli ultimi due incarichi sono arrivati nel giro di una sola settimana. A inizio luglio, Comazzi è diventato il nuovo responsabile regionale enti locali di Forza Italia, la prima nomina fatta dall’appena riconfermato segretario regionale del partito Alessandro Sorte. Un ruolo che Comazzi ha accolto “con grande determinazione” precisando che “è un incarico gratuito, di natura esclusivamente politica e di partito, che non comporta alcuna sovrapposizione con le funzioni istituzionali”.
Il 6 luglio ecco l’altro incarico, questa volta sul versante istituzionale. Il Comitato di Indirizzo dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) lo nomina come nuovo presidente. Un ritorno alle origini per Comazzi che aveva già ricoperto il ruolo tra il 2023 e 2024 nell’ambito di una rotazione biennale. Anche in questo caso l’incarico viene assunto “con grande senso di responsabilità”. Comazzi precisa al Fattoquotidiano.it che “il mio ruolo di presidente di AIPO non ha nulla a che vedere con quello di consigliere comunale di Milano. Si tratta infatti di un incarico che, per statuto, viene assegnato a rotazione agli assessori al Territorio di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. È un incarico completamente gratuito, strettamente connesso alle funzioni che già svolgo come assessore regionale”.
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