Il capolavoro del cortonese Luca Signorelli
Nel 1447 Beato Angelico, frate e grande pittore del suo tempo (forse il massimo) cominciò ad affrescare, con l’aiuto di Benozzo Gozzoli, le volte della cappella di San Brizio (allora dell’Assunta) nel Duomo di Orvieto. A seguito di incarichi papali presso la Cappella Sistina, l’opera venne interrotta poco tempo dopo e la cappella rimase con le pareti intonse per i 47 anni successivi. Fu infatti nel 1499 che ripresero i lavori di affresco, stavolta da parte di Luca Signorelli. Un anno dopo, completate le volte seguendo l’opera e i disegni di Beato Angelico, l’Opera del Duomo stipulò con il pittore cortonese un nuovo contratto che stavolta prevedeva la decorazione pittorica dell’intera cappella.
Ci vollero altri cinque anni perché la grande opera venisse portata a compimento, ma quel che Signorelli dipinse fu (ed è tutt’ora) il suo capolavoro. In verità si tratta ancora oggi di qualcosa di unico a livello mondiale. L’intera cappella è decorata da un Giudizio Universale di qualità e complessità uniche.

Si pensi che Michelangelo Buonarroti, una volta ottenuto l’incarico per realizzare il suo capolavoro nella Cappella Sistina, si recò più volte a Orvieto per osservare e trarre ispirazione da quella che allora era considerata la massima opera d’arte sull’argomento.
Se le volte superiori della Cappella di San Brizio sono disegnate e in parte dipinte da due ottimi pittori come Beato Angelico e Benozzo Gozzoli, le quattro pareti sottostanti sono completamente opera di Signorelli che, sulla base del Vangelo di Matteo e dell’opera di Sant’Agostino, ha rappresentato la Fine del Mondo, la tentazione e il tentativo di conquista da parte dell’Anticristo e del suo esercito, la Resurrezione della Carne, i Dannati all’Inferno, i Beati in Paradiso.


L’iconografia di Signorelli è tutt’ora un unicum a livello mondiale e come tale merita di essere visitata e osservata con attenzione. E’ del tutto originale il modo con il quale il pittore cortonese dà profondità tridimensionale ai personaggi e agli sfondi affrescati, nonché rappresenta la prospettiva.
Orgoglioso del proprio lavoro, Luca si autoritrasse compiaciuto nell’angolo a sinistra della parete destra, in compagnia del Beato Angelico.

Siamo certamente di fronte a un capolavoro della storia dell’arte, così come un capolavoro è il Duomo di Orvieto in sé, grazie alla unitarietà del costruito gotico e alla facciata, che tra i suoi splendidi bassorilievi marmorei racconta un altro Giudizio Universale e ospita, al centro in alto, un antico e unico rosone trecentesco dell’Orcagna.
Chi ne ha la possibilità osservi la facciata prima del tramonto, quando le tessere dei suoi mosaici si infiammano di un giallo brillante; una vista che non si dimentica.

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