Calabria

Il boss di Gioia Tauro Pino Piromalli lascia la cella. Trasferito al centro clinico di Opera

Pino Piromalli è stato ricoverato al centro clinico del carcere di Milano Opera. Il trasferimento sarebbe avvenuto all’inizio della scorsa settimana, ma la notizia è trapelata solo ieri. Secondo quanto si è appreso, il quadro clinico dell’anziano boss sarebbe peggiorato nelle ultime settimane, tanto da autorizzare il suo trasferimento nel centro clinico per permettere ai sanitari del penitenziario milanese di seguirlo con più attenzione.
Piromalli si trova in carcere dal 23 settembre scorso, quando è stato coinvolto nell’operazione coordinata dalla Procura antimafia di Reggio Calabria e denominata “Res Tauro”. L’inchiesta eseguita dai carabinieri del Comando provinciale ha decapitato il presunto triunvirato che guidava il potente casato di ’ndrangheta della città del porto, al vertice del quale ci sarebbe stato proprio il boss ormai ottantenne. Pino Piromalli era stato scarcerato solo quattro anni prima, dopo 22 anni rinchiuso al 41bis.

Il suo rientro a Gioia Tauro era coinciso con il suo ritorno al vertice della cosca, non senza contraccolpi e scossoni. Rapporti sempre più tesi con suo nipote Gioacchino Piromalli classe ’69, per come aveva gestito il clan in sua assenza e soprattutto sulla divisione dei proventi illeciti che avrebbero penalizzato, secondo il boss, il suo stretto nucleo familiare. Le invettive di Pino Piromalli non avevano risparmiato neanche i suoi fratelli Antonio classe ’39 e Gioacchino classe ’34.
Il nome dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, “Res Tauro”, sintetizza appunto la restaurazione imposta dall’anziano boss nella città del porto e nella cosca. Dalle estorsioni ai rapporti con gli altri clan del territorio, fino agli imprenditori che volevano aprire un’attività commerciale a Gioia Tauro: tutto doveva essere deciso da lui. E gli inquirenti hanno ricostruito i quattro anni di libertà di Pino Piromalli grazie alle microspie piazzate nella sua abitazione di via Monacelli e nelle auto dei suoi più fidati collaboratori. Tutto quello che è finito nell’ordinanza di custodia cautelare lo hanno appreso dalla sua voce, mentre discuteva con sua moglie (non coinvolta nell’operazione “Res Tauro” ma ai domiciliari per l’inchiesta “Hybris”).
Dopo quattro anni di indagini, i carabinieri e la Dda hanno chiuso il cerchio rimandando in carcere Pino Piromalli. I suoi legali, gli avvocati Francesco Nizzari e Domenico Infantino, stanno impostando il ricorso al Tribunale della libertà e, con ogni probabilità, le condizioni di salute del boss saranno uno dei punti centrali dell’istanza. Intanto, però, sono state fissate le date delle udienza davanti al Tdl per Gioacchino Piromalli, il 5 novembre prossimo, e per suo padre Antonio, il 29 ottobre.


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