Marche

«I violenti? Spesso stranieri, inutile negare l’evidenza»

ANCONA Un weekend, due risse con feriti. Protagonisti i giovani maranza che trasformano, ormai da tempo, le vie del centro in un vero e proprio campo di battaglia. Venerdì un manipolo di ragazzini ha mandato all’ospedale un venditore ambulante di fiori che aveva avuto la colpa di non regalarglieli, i fiori. Sabato ancora peggio: tra due gruppi di giovanissimi sono volate anche bottigliate e bastonate. Questo solo nell’ultimo fine settimana, ma se dovessimo andare a ritroso, di episodi simili ne elencheremmo decine.

Il problema

Il tema è delicato.

Ancona non è il Bronx, vero. Ma è altrettanto vero che esiste un problema che comincia a preoccupare e che nelle grandi città italiane è diventato un allarme rovente. Quello dei maranza è un fenomeno che riguarda principalmente giovani stranieri, in particolare nordafricani figli di immigrati stabilitisi in Italia da anni.

«Lo dico con disagio. Vengo da una storia personale e politica segnata dall’impegno contro le discriminazioni e dall’idea che l’integrazione sia una ricchezza, non una minaccia» mette le mani avanti l’avvocato e consigliere regionale di Avs, Andrea Nobili. «Ma proprio per questo non posso voltarmi dall’altra parte di fronte alla realtà – si sfoga – una quota significativa dei più gravi episodi di violenza minorile vede coinvolti giovani di origine straniera o di seconda generazione».

Il cortocircuito

L’analisi di Nobili è lucida e pertinente. Ma evidenzia un cortocircuito politico e culturale. A destra si fa finta di niente. Il vicesindaco Zinni (Fratelli d’Italia), sollecitato dall’opposizione in un consiglio comunale pre-natalizio, ha affermato con certezza che «non esiste nessun fenomeno maranza ad Ancona, ma c’è invece un effetto emulazione rispetto a quanto accade in altre grandi città». Eppure gli episodi sono sempre più frequenti. «C’è paura. Paura di imbattersi in gruppi che cercano lo scontro per futili motivi – evidenzia Nobili – paura di reazioni imprevedibili di chi sembra non avere nulla da perdere».

Paura che è stata espressa più volte dagli stessi negozianti del centro. La cosa strana: è la destra che minimizza. La sinistra, per cui è sempre stato un tabù circoscrivere fenomeni devianti intorno ad un’etnia, intorno ad un’integrazione che da qualche parte ha fallito, sembra invece aprire gli occhi e porre la questione. «Generalizzare sarebbe sbagliato – prosegue – ma lo è anche negare il problema, con il rischio di alimentare risposte semplicistiche sul piano securitario, con sfumature razziste, dando vigore a quelle forze politiche che strumentalizzano la paura».

Il retroterra

Nobili cerca di inquadrare il retroterra di questi ragazzi: «Vivono in contesti di marginalità, in famiglie fragili, senza radici stabili». Poi la bacchettata alle istituzioni locali: «L’amministrazione comunale non sta dando risposte all’altezza: servono progetti chiari, coordinati e strutturali su prevenzione, presidi educativi e sicurezza urbana». Ad esempio: «Un piano specifico per le ore serali, non solo presenza coordinata e continuativa delle forze dell’ordine». Sempre che chi amministra il territorio non faccia ancora spallucce.




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