I sistemi ibridi con solare, eolico e batterie sfidano le centrali fossili
La vera svolta della transizione energetica potrebbe non essere il prezzo delle rinnovabili ma la loro capacità di garantire elettricità continua, stabile e disponibile 24 ore su 24. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), che prova a superare il vecchio tema dell’intermittenza di solare ed eolico.
Dallo studio “24/7 renewables: The economics of firm solar and wind” emerge che i sistemi ibridi che combinano fotovoltaico, eolico e batterie possono già oggi fornire energia continua a costi competitivi rispetto alle nuove centrali fossili. In molte aree ad alta irradiazione o con forte disponibilità di vento, il costo dell’elettricità rinnovabile “firm”, cioè affidabile e programmabile, oscilla tra 54 e 82 dollari per megawattora, contro i 70-85 dollari del nuovo carbone in Cina e oltre 100 dollari del nuovo gas a livello globale.
Per Irena si tratta di un cambio di paradigma. Per anni il principale argomento contro le rinnovabili è stato quello dell’affidabilità: producono energia solo quando c’è sole o vento. Oggi però la discesa dei costi delle batterie e l’integrazione tra diverse fonti stanno cambiando l’economia del sistema elettrico. Il rapporto introduce un nuovo indicatore: il “Firm Levelised Cost of Electricity” (F-Lcoe), che misura il costo dell’elettricità rinnovabile continua 24/7. A differenza del tradizionale Lcoe, il nuovo parametro include storage, sovradimensionamento degli impianti e integrazione tra fonti complementari.

Il punto, quindi, è che le rinnovabili non vengono più valutate soltanto come energia a basso costo, ma come infrastrutture in grado di sostituire realmente le centrali fossili nella copertura della domanda elettrica. “Il vecchio argomento secondo cui le rinnovabili non sarebbero affidabili non regge più”, afferma il direttore generale di Irena Francesco La Camera. “Oggi possono fornire energia continua e affidabile. E mentre petrolio e gas restano esposti agli shock geopolitici, i sistemi rinnovabili rafforzano resilienza, stabilità e sicurezza energetica”.
Il rapporto collega questa evoluzione anche alle tensioni nello Stretto di Hormuz, sottolineando come le crisi internazionali abbiano evidenziato la vulnerabilità delle economie dipendenti dai combustibili fossili importati. Per Irena il vantaggio delle rinnovabili non è più soltanto ambientale, ma anche strategico: una volta costruiti gli impianti, il costo marginale dell’energia resta basso e meno esposto alla volatilità delle commodity energetiche. Lo studio evidenzia inoltre il ruolo crescente di data center, intelligenza artificiale e manifattura avanzata, attività che richiedono continuità assoluta della fornitura. Secondo Irena, la domanda elettrica legata ad AI e industria renderà sempre più centrale la capacità di costruire rapidamente nuova generazione affidabile.

Anche sul fronte dei tempi il confronto con le fonti tradizionali sta cambiando. I sistemi ibridi con solare, eolico e batterie possono essere realizzati in uno-due anni dopo permessi e connessione alla rete, contro tempi molto più lunghi per nuove centrali a gas, dove i colli di bottiglia industriali stanno allungando le consegne delle turbine fino a cinque-sette anni. A sostenere questa evoluzione è soprattutto il crollo dei costi tecnologici. Dal 2010 a oggi quelli del fotovoltaico sono diminuiti dell’87%, dell’eolico onshore del 55%, mentre le batterie hanno registrato un calo del 93%.
Secondo le simulazioni di Irena, il costo dell’elettricità rinnovabile continua potrebbe ridursi di un ulteriore 30% entro il 2030 e del 40% entro il 2035, scendendo sotto i 50 dollari/MWh nei siti migliori. Per questo il rapporto conclude che la sfida non riguarda più la fattibilità tecnica delle rinnovabili continue, ma la velocità con cui mercati, reti e regole riusciranno ad adattarsi a questa nuova realtà energetica.
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