Campania

i comitati attaccano la politica


“Basta passerelle politiche sulla pelle dei cittadini”. È un attacco diretto quello lanciato da cinque comitati e associazioni impegnati nella battaglia ambientale nel Casertano, che intervengono sulla vicenda delle cave, del cementificio Moccia e dei progetti di trattamento dei rifiuti. Nel mirino, in particolare, le forze politiche che, secondo i firmatari, starebbero cercando di intestarsi risultati ottenuti grazie al lavoro portato avanti negli anni da cittadini, comitati e associazioni.

Il documento prende le mosse da due passaggi recenti: il diniego annunciato dalla Provincia sul progetto Iuliano e la sospensione dell’autorizzazione ambientale del cementificio Moccia. Risultati considerati importanti, ma che, secondo i comitati, non possono essere interpretati come la conclusione definitiva delle procedure.

“Un diniego provinciale non chiude automaticamente il procedimento regionale”, sottolineano i firmatari, contestando gli annunci trionfalistici diffusi sui social e chiedendo di attendere la conclusione ufficiale dell’iter amministrativo.

Da qui anche la critica alla possibile cancellazione del presidio previsto per il 18 novembre: “La difesa del territorio non si sospende con un post su Facebook”.

Le associazioni rivendicano il lavoro svolto attraverso l’invio di numerose PEC, la presentazione di osservazioni tecniche e la segnalazione di criticità ambientali, sanitarie, urbanistiche e idrogeologiche. Un’attività che, spiegano, si è concentrata sull’esame dei progetti e degli atti amministrativi, piuttosto che sulla comunicazione politica.

Particolarmente forte la posizione sul futuro del cementificio Moccia e delle cave. I comitati chiedono chiarezza sulle ipotesi di riconversione industriale e riqualificazione ambientale: “Riconvertire in cosa? Con quali impianti? Con quali emissioni?”.

Nel comunicato viene inoltre richiamato il progetto di recupero e riuso ambientale della Cava Iuliano, che, secondo quanto riportato dai firmatari, prevederebbe anche un’attività di trattamento di 108mila tonnellate annue di rifiuti inerti provenienti dall’esterno.

Un elemento che, a loro giudizio, impone un’attenta valutazione delle attività previste. “Il recupero ambientale non deve diventare un cavallo di Troia per nuovi impianti industriali”, avvertono, precisando che la tutela dei lavoratori deve essere garantita senza trasformarsi in un pretesto per introdurre nuove attività in territori già interessati da criticità ambientali e a ridosso dei centri abitati.

Non manca un affondo nei confronti della politica, chiamata a rendere conto del proprio operato negli anni in cui cittadini e residenti denunciavano polveri, rumori, traffico pesante e rischi per l’ambiente. “Dov’erano le forze politiche quando le cave devastavano il nostro territorio? Quali controlli sono stati richiesti? Quali provvedimenti sono stati promossi?”, domandano i firmatari.

La richiesta rivolta agli enti competenti è quella di garantire il rispetto della legge e svolgere tutte le verifiche necessarie, senza lasciare ai cittadini il compito di segnalare continuamente possibili irregolarità e sollecitare accertamenti.

Il comunicato si chiude con un messaggio rivolto a chi rivendica meriti politici nella vicenda: “Mostrate le carte, non i manifesti elettorali! La salute, il territorio e l’ambiente non sono bandierine da sventolare quando conviene”.

A firmare il documento sono Ambiente e Diritti Calpestati – Caserta, con Francesca Brizzi; il Comitato NO CAVE, con l’avvocato Iolanda Coscia; il Comitato di Quartiere Centurano-Cerasola, con Rita Piantadosi; la Parrocchia San Bartolomeo, con don Nicola Lombardi; e Giardinieri Senza Frontiere, con Pietro Scola.


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