I cinesi non investono qui perché Stellantis non ha chiuso le fabbriche
La teoria è piuttosto ardita, per non dire surreale o strampalata. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso è riuscito a spiegare la mancanza di un produttore cinese di auto in Italia con il grande impegno di Stellantis, reduce dal peggior anno per volumi nel nostro Paese e fermo nel 2026 ai livelli dell’era Covid. Rispondendo a un’interrogazione del deputato di Avs Marco Grimaldi che chiedeva perché i gruppi cinesi non investono in Italia, Urso ha risposto partendo con questa premessa: “La prima cosa che abbiamo fatto è rendere conveniente, anzi necessario per le case automobilistiche cinesi di investire in Europa. Perché se oggi in Europa, Byd, Dongfeng, piuttosto che altre case automobilistiche sono alla ricerca di stabilimenti chiavi in mano, è perché noi abbiamo definito un percorso in Europa che renderà più difficile esportare dalla Cina in Europa e più conveniente produrre in Europa”.
Insomma: “I cinesi sanno che da qui a 2-3 anni sarà per loro più complesso esportare in Europa per competere in Europa – ha detto ancora Urso – Per questo girano per l’Europa. E cosa chiedono? Uno stabilimento chiavi in mano. Ho ricevuto più volte Altavilla (responsabile di Byd, ndr), e non solo lui, e hanno visitato stabilimenti in Italia, ma non c’è uno stabilimento chiavi in mano”. Perché non c’è uno stabilimento dell’auto chiavi in mano?, si è chiesto retoricamente il ministro: “Perché Stellantis, a differenza degli altri attori, non ha chiuso stabilimenti in Italia. Stellantis, con un patto che ha fatto con il governo, al tavolo dell’automotive, si è impegnata a tenere in attività tutti gli stabilimenti e a non licenziare gli operai”.
Lo scorso anno, Stellantis ha prodotto in Italia 379.706 auto e veicoli commerciali, segnando un calo del 20% rispetto al 2024 (anno del “patto” di Urso) e quasi dimezzandosi rispetto ai volumi del 2023 quando furono superati i 751.000 veicoli. Nei primi nove mesi di quest’anno è ferma a 340.745 unità, peggio del 2020 quando le fabbriche si fermarono per il coronavirus. Nel frattempo, ha usufruito di ammortizzatori sociali e, a differenza di quello che dice Urso, tra il 2024 e quest’anno ha allontanato dalle sue fabbriche circa 6.000 operai attraverso le uscite incentivate. Il ministro ha anche dimenticato di aver prospettato in più occasioni l’arrivo di Byd e altri costruttori in Italia, ben due anni fa. Il “patto” con Stellantis non era ancora stato ratificato, anzi fu proprio l’allora ad Carlos Tavares a sabotare i suoi intenti: “Se qualcuno vuol far venire in Italia competitor cinesi sarà responsabile di decisioni impopolari. Ci saranno vittime”, disse. E i cinesi scomparvero dall’orizzonte.
“Urso aveva promesso un milione di automobili prodotte in Italia, ma siamo a meno della metà. Aveva detto ‘mai più ricatti’, ma ora fa da portavoce a Stellantis. Aveva promesso un secondo produttore, invece Byd, che cercava casa in Europa, ha visitato tutti i siti e alla fine andrà altrove. Il ministro mi ricorda una Duna. Ve la ricordate? No? Allora avete capito la metafora”, ha replicato Grimaldi. “E oggi Stellantis torna al mantra: un secondo modello a Mirafiori si potrebbe fare, ma solo con aiuti. Rispondiamo noi agli Elkann: se Mirafiori è il sito meno produttivo d’Europa è colpa vostra, non degli operai. Se non arrivano altri produttori è colpa loro e colpa del ministro Urso. Perché non far pagare meno l’energia con l’idroelettrico, provando a far rientrare il comparto tra le industrie energivore? Lei è il ministro dell’Industria più longevo della storia, con il calo di produzione più lungo della storia”, ha aggiunto Grimaldi. Critica anche la Fiom: “È paradossale avallare l’alibi che i cinesi non investono in Italia indipendentemente da Stellantis adducendo l’indisponibilità dei siti produttivi. Un fatto non vero. È vero invece che a latitare sono la volontà politica del governo e le politiche industriali. Riteniamo che debba essere convocato un tavolo al Mimit per aprire un vero confronto con Stellantis e il Governo”.
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