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How US special forces recovered Iran’s second missing pilot – Padovanews

Un’incursione ad alto rischio condotta dalle forze speciali statunitensi ha permesso di recuperare, due giorni dopo l’abbattimento dell’F-15E nei cieli iraniani, il pilota statunitense che era disperso. Teheran aveva annunciato una ricompensa in caso di cattura e intendeva usare il militare come leva negoziale. Secondo ricostruzioni della stampa americana, tra cui il New York Times, i due membri dell’equipaggio si erano eiettati pochi secondi dopo essere stati colpiti. Il velivolo si era schiantato violentemente e i due si erano ritrovati in territorio ostile, armati solo di pistole. Il pilota e rimasto in comunicazione con il suo comando ed e stato recuperato da una forza che includeva aerei d’attacco ed elicotteri, esposti a fuoco pesante, secondo fonti militari.

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Il via libera di Trump all’operazione

Poche ore dopo lo schianto, secondo il Wall Street Journal, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, hanno informato il presidente Donald Trump. Hanno detto che il Pentagono aveva pianificato scenari di questo tipo e che disponeva della capacita di soccorrere il pilota. Dopo la conferma dell’identita del militare, Hegseth e andato nello Studio Ovale per ottenere un ordine definitivo. Trump ha approvato immediatamente l’operazione: “Dobbiamo recuperarlo”, ha riferito la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Nel frattempo l’operatore d’armi dell’aereo risultava disperso: nell’espulsione, una manovra violentissima ma salva-vita, i due componenti dell’equipaggio si erano separati. Cio ha dato il via a un’ampia operazione di ricerca che e rimasta prioritaria per le forze statunitensi e per la Cia nell’area per due giorni.

Fuga e sopravvivenza, la caccia dell’Iran al pilota

Fonti anonime hanno detto che ricognitori e droni hanno scandagliato la zona del disastro senza trovare inizialmente il pilota ne segni evidenti della sua sopravvivenza. Il suo obiettivo era semplice: fuggire e sopravvivere. Circondato da potenziali avversari, ha risalito una cresta a 2.100 metri e si e rifugiato in una fessura dove sperava di restare nascosto fino all’arrivo delle forze americane. In radio ha trasmesso il messaggio “Dio e buono”, frase che a Washington e stata accolta con cautela e sospetto, mentre si verificava se la comunicazione provenisse veramente dal pilota e non fosse una trappola.

Circa 14 ore dopo l’abbattimento, la posizione del pilota e stata individuata grazie a un localizzatore personale, previsto dai protocolli di soccorso. I militari sono addestrati a limitare l’uso di questi dispositivi perche possono essere intercettati. Hegseth ha avvertito il presidente che le informazioni sul salvataggio dovevano rimanere segrete finche c’era la possibilita di recuperarlo.

L’Iran aveva dispiegato squadre di ricerca, alcune concentrate alla base della montagna dove il pilota si nascondeva; per Teheran il colonnello avrebbe potuto costituire una leva negoziale importante. Per gli Stati Uniti, il principio di “nessun uomo lasciato indietro” ha reso il recupero un imperativo morale. Ferito per la forza dell’espulsione, il pilota attendeva, consapevole della corsa contro il tempo tra le forze statunitensi e quelle iraniane. Il primo compito delle forze americane e stato verificare che la segnalazione provenisse davvero dal pilota e non da terzi.

Il piano della Cia per confondere Teheran

Dalla sede di Langley la Cia ha messo in atto un’operazione d’inganno: ha diffuso in Iran la notizia che l’aviere era stato trovato e sarebbe stato evacuato via terra con un convoglio. L’obiettivo era attirare le ricerche iraniane lontano dall’area reale dove si riteneva fosse il pilota. Secondo un alto funzionario, l’operazione ha creato confusione tra le forze iraniane, che comunque hanno intensificato le ricerche e hanno sollecitato la popolazione a consegnare eventuali piloti catturati, offrendo una ricompensa di circa 60.000 euro.

Nel frattempo i vertici militari statunitensi hanno preparato una complessa missione di salvataggio: circa 100 operatori delle Operazioni Speciali, guidati da elementi del Seal Team 6, con comandi della Delta Force e unita Ranger in standby. Una piu ampia forza convenzionale – elicotteri, aerei di sorveglianza, caccia e rifornitori – era pronta a fornire supporto. La Cia ha impiegato una tecnologia esclusiva per aiutare a localizzare il pilota, mentre intelligence americana e israeliana hanno raccolto dati per stabilire se fosse isolato, circondato o catturato.

La missione: l’atterraggio, l’incursione, le bombe

Dopo aver accertato che il pilota era solo, i comandanti hanno aspettato l’oscurita per lanciare l’operazione. Elicotteri delle Operazioni Speciali hanno portato i commandos sul sito dove il pilota si trovava. L’operazione e stata descritta come una delle piu impegnative nella storia delle forze speciali: terreno montuoso, forze iraniane potenzialmente pronte ad agire e condizioni mediche incerte del pilota hanno complicato l’intervento. Mentre le forze si avvicinavano, aerei da guerra statunitensi e israeliani hanno sganciato ordigni su indicazione del pilota per respingere gli iraniani.

Un primo tentativo di salvataggio e stato interrotto quando due elicotteri H-6 sono stati colpiti da fuoco di armi leggere, ferendo gli equipaggi e costringoli a un atterraggio in Kuwait. L’area dove si nascondeva il pilota e stata definita fortemente ostile al regime iraniano.

Il recupero del pilota e il colpo di scena

Una volta recuperato, il colonnello e stato trasportato d’urgenza in elicottero in un campo di raccolta predisposto per salvataggi o emergenze. Il piano prevedeva il trasferimento immediato su due aerei C-130 per il volo verso sicurezza in Kuwait. Tuttavia, all’ultimo momento il carrello anteriore di almeno uno dei velivoli e rimasto impigliato nella sabbia della pista. I tentativi di liberare le ruote sono falliti e si e reso necessario chiamare tre aerei sostitutivi, mettendo temporaneamente a rischio la conclusione della missione.

Dopo la partenza del pilota e delle forze speciali, i velivoli rimasti a terra sono stati distrutti per evitare che cadessero in mani iraniane; tra questi anche quattro elicotteri MH-6 delle Operazioni Speciali. I tre aerei sostitutivi sono decollati in successione.

La fuga e la salvezza

L’aereo che trasportava il pilota e decollato per primo, seguito dagli altri velivoli. Quando la Casa Bianca ha ricevuto conferma che l’aereo aveva lasciato lo spazio aereo iraniano, Trump ha annunciato il successo dell’operazione.

Il presidente ha commentato che il pilota, pur ferito, era riuscito ad arrampicarsi e a nascondersi in una fessura, e ha definito l’evento straordinario. Le forze del Comando Centrale hanno impiegato una notevole potenza di fuoco per tenere a distanza gli iraniani: quattro bombardieri B-1, parte di una piu ampia flotta aerea, hanno sganciato quasi 100 bombe a guida satellitare, mentre droni MQ-9 Reaper hanno colpito elementi iraniani che si avvicinavano al nascondiglio.

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