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HOVERAir AQUA: recensione completa del drone che decolla dall’acqua




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I droni tendenzialmente odiano l’acqua. Anche una leggera foschia salmastra può bastare a mandare in corto un motore da centinaia di euro, ed è per questo che chi fa surf, kayak o SUP ha sempre dovuto scegliere tra riprese ravvicinate e la sicurezza del proprio drone. HOVERAir AQUA nasce per eliminare questo dilemma alla radice: decolla dall’acqua, ci atterra anche sopra, e se si capovolge si rimette dritto da solo.

Non è un drone reso resistente agli spruzzi per timore di un errore di pilotaggio: è pensato espressamente per gli sport acquatici, tanto che fuori da questo contesto è letteralmente un pesce fuor d’acqua. La domanda da porsi non è quindi solo se e come funzioni, ma anche per chi abbia davvero senso un investimento del genere.

Il drone che nasce (e vive) in acqua

Al contrario dei precedenti droni di HOVERAir, AQUA non è pieghevole, ed è una scelta precisa: ogni cerniera sarebbe stata un potenziale punto di ingresso per l’acqua, ogni giunzione mobile una vibrazione in più che avrebbe potuto compromettere la stabilità di volo. Rinunciando alla compattezza tipica dei droni moderni, HOVERAir guadagna in tenuta stagna e robustezza contro urti e onde.

Tra le “mosse” più caratteristiche che il suo design gli consente annoveriamo senz’altro il Turtle Flip. In pratica, se il drone si trova in acqua ma capovolto, è in grado di eseguire un “backflip” prima del decollo, a patto che la superficie dell’acqua non sia troppo mossa, nel qual caso potrebbe ribaltarsi nuovamente, rendendo necessario un altro tentativo. È una cosa che avviene in automatico nel monento in cui lo facciamo decollare, senza alcun intervento da parte dell’utente, e proprio per questo è così comoda che dopo un po’ imparerete a lanciare AQUA in acqua a caso, incuranti se atterri dritto o rovescio.

Il corpo di AQUA è in materiale composito, con viti in titanio e motori in acciaio inossidabile: materiali scelti specificamente per resistere alla corrosione salina, non un capriccio da scheda tecnica. Detto questo, un risciacquo in acqua dolce dopo ogni sessione in mare resta necessario, anche solo per prudenza: i materiali resistono alla corrosione, ma non sono immuni all’esposizione prolungata al sale.

Tutto attorno al drone c’è una sorta di perimetro ammortizzato, che facilita il galleggiamento e al contempo protegge le eliche dagli urti laterali diretti: il classico due piccioni con una fava. L’unico vero rovescio della medaglia è che la videocamera si muove solo verticalmente, non c’è cioè un gimbal a 3 assi, come nei droni più evoluti, molto probabilmente sia a causa delle dimensioni che della complessità del meccanismo richiesto.

Con 249 grammi di peso, AQUA rientra nella soglia che in Europa esenta dalla necessità di patentino per il volo ricreativo (categoria C0), un dettaglio non da poco per chi vuole portarselo in vacanza senza pratiche burocratiche.

Il radar che legge le onde

Il cuore tecnico di AQUA in ambiente acquatico è il radar millimetrico, una tecnologia che HOVERAir rivendica come prima assoluta su un drone consumer. A differenza dei sistemi visivi tradizionali, che si confondono facilmente con riflessi, spruzzi o la superficie in movimento dell’acqua, il radar a onde millimetriche riconosce l’altezza delle onde e le condizioni della superficie indipendentemente dalla luce o dai riflessi. È quello che permette al drone di calcolare in autonomia dove e come atterrare senza “vedere” male l’acqua sottostante.

Il risultato pratico è la possibilità di volare fino a 50 centimetri sopra le onde: una quota bassissima per un drone, pensata apposta per inseguire chi sta sott’acqua o a pelo d’acqua senza perderlo di vista.

Chiaramente però le condizioni del mare influenzano il risultato, nel senso che delle onde forti che si riversino sul drone ne altereranno per forza di cose lo stato di volo, fino anche a farlo atterrare nei casi peggiori.

Detto questo, finché sono solo schizzi, AQUA rimane in quota, ma non sempre riesce a restare del tutto fermo in posizione. Qui entra in gioco anche la sua leggerezza, come handicap però stavolta, che lo rende più suscettibile alle sollecitazioni meccaniche.

Chiariamo poi che AQUA è certificato IP67, non “impermeabile” in senso assoluto. IP67 garantisce protezione da immersione fino a un metro di profondità per massimo 30 minuti: è più che sufficiente per un drone che cade in acqua e ne riemerge, ma non significa che sia pensato per operare sott’acqua. Il suo scopo, del resto, è un altro: decollare dalla superficie e restarci sopra, non sparire sotto. Per questa ragione, la porta USB-C presente sul fondo è protetta da uno sportellino in gomma che va sempre chiuso con grande attenzione e il display non è touch ma vanno sfruttati i tasti posti al di sotto, che consentono di operarlo anche da bagnato.

Tutto attorno al vano batteria c’è inoltre una guarnizione in gomma, per assicurarsi che l’acqua non entri all’interno dove ci sono i contatti; e al di sotto di questi, c’è una striscia che deve sempre essere bianca: nel caso in cui si colori, è necessario aspettare prima di cambiare batteria per evitare di danneggiare il drone.

Questo ci porta a sottolineare subito un possibile limite nell’utilizzo di AQUA: la sostituzione di una batteria scarica con una al 100% va fatta il più possibile all’asciutto e questo non è sempre possibile. Se il drone stesso fosse troppo bagnato, quella striscia bianca nel vano batteria potrebbe non essere così bianca, e in quel caso c’è da aspettare.

4K a 100 fps (anche con gli spruzzi in faccia)

Il sensore di AQUA è un CMOS da 1/1,28 pollici, una misura importante per uno strumento di queste dimensioni: più il sensore è grande, più luce riesce a raccogliere, e questo si traduce in meno rumore digitale nelle condizioni di luce difficili, come l’alba o il tramonto sull’acqua. L’apertura è f/2,55, con campo visivo di 85° e focale equivalente di 24mm: un’inquadratura abbastanza ampia, considerando anche che è una ripresa aerea, adatta a inseguire un soggetto in movimento senza perderlo ai margini del fotogramma.

La messa a fuoco è fissa, con un range che va da 75 centimetri all’infinito: significa che tutto ciò che si trova oltre quella distanza risulta a fuoco senza bisogno di regolazioni, una scelta sensata per un drone che deve riprendere soggetti a distanza variabile senza il tempo di ricalcolare il fuoco ogni volta.

Di contro non aspettatevi un bell’effetto di sfocato sullo sfondo.

Sul fronte video, AQUA registra in 4K (3.840×2.160 pixel) fino a 100 fotogrammi al secondo, oltre alle risoluzioni Full HD e verticali pensate per i social. I 100 fps sono la specifica più interessante per chi fa sport d’acqua: permettono di rallentare in post-produzione un salto, una virata o un’onda catturata al culmine dell’azione, con un risultato fluido fino a 4x circa.

Il bitrate massimo arriva a 160 Mbps, un valore alto per un dispositivo di queste dimensioni, che preserva più dettaglio nelle scene con molto movimento come appunto acqua e schizzi.

Tra le modalità video disponibili c’è anche l’H-Log a 10 bit, pensata per chi vuole intervenire in color grading e ha bisogno di più margine nelle luci e nelle ombre. Le foto si fermano invece a 12 megapixel, con supporto HDR. Per chi voglia ottenere davvero il massimo, l’H-Log è un valido aiuto, perché i colori registrati normalmente tendono a essere un po’ più spenti della realtà e chi voglia tirare fuori video più “punchy” dovrà agire in post, anche perché non ci sono profili colore personalizzabili.

La definizione in compenso è buona, i video risultano nitidi e godibili e anche a livello di intervallo dinamico siamo rimasti piacevolmente sorpresi: una dato importante, dato che i riflessi dell’acqua nelle giornate assolate tendono ad essere facilmente accecanti.

La stabilizzazione, come già accennato, combina un gimbal meccanico a 1 asse con stabilizzazione elettronica (EIS) e livellamento automatico dell’orizzonte: un compromesso tra la fluidità di un gimbal vero e la compattezza necessaria per un drone che deve anche galleggiare. In condizioni normali fa degnamente il suo lavoro, ma con forte vento emergono i suoi limiti: come già sottolineato, AQUA non è un drone pensato per situazioni atmosferiche difficili, per evidenti limiti tecnici.

A questo proposito, segnaliamo anche la mancanza di qualsiasi tipo di sensore anti-collisione: se l’utente fa una curva improvvisa, il drone potrebbe continuare dritto e schiantarsi contro un eventuale ostacolo (ci è quasi successo). È uno scenario che sul mare si può considerare difficile, dato che siamo in campo aperto, ma che non può essere escluso in generale e per un drone che “fa tutto da solo” e che in molti casi non comanderemo noi direttamente, è una mancanza da sottolineare e della quale tenere conto a seconda dell’ambiente in cui andremo a muoverci.

Il bracciale geniale

L’accessorio che non ti aspetti si chiama Lighthouse, ed è il secondo elemento distintivo di AQUA, dopo la sua impermeabilità. Si potrebbe anzi dire che ne è il corollario: un sistema che sostituisce il telecomando tradizionale, pensato proprio per operare mentre siamo in acqua.

Il Lighthouse è di fatto un dispositivo indossabile da avvolgere nella parte alta del braccio, pesa 104 grammi ed è impermeabile con certificazione IPX7. Attraverso di esso, AQUA riceve i comandi principali (decollo, atterraggio, Return-to-Home, ma volendo possiamo anche muoverlo nell’aria) con la semplice pressione dei pulsanti dedicati, senza bisogno di guardare uno schermo o manovrare joystick.

Il sistema di tracciamento combina due tecnologie complementari: RTK (Real-Time Kinematics), che sfrutta la comunicazione diretta tra drone e Lighthouse per un posizionamento centimetrico, e VIO (Visual-Inertial Odometry), un sistema di tracciamento visivo che entra in gioco quando il segnale RTK non è disponibile o è debole. In pratica, se il Lighthouse perde il contatto, AQUA non perde necessariamente il soggetto: prova a continuare a seguirlo basandosi su quello che “vede”, come nei comuni tracking con i droni.

Questa combinazione alimenta ShadowTrack, il sistema di tracciamento proprietario di HOVERAir: un approccio pensato per seguire con precisione l’utente, anche quando è parzialmente nascosto da un’onda o dalla schiuma. Va però chiarito un punto fondamentale, già anticipato in precedenza: ShadowTrack segue l’utente, non evita gli ostacoli. È responsabilità di chi lo usa restare consapevole di cosa si trova attorno al drone durante il volo.

La portata di controllo del Lighthouse è di 100 metri, sufficiente per la maggior parte delle sessioni in acqua, con un’autonomia della propria batteria di circa 5 ore, molto più di quella del drone stesso, quindi non è un fattore limitante nell’uso quotidiano.

È abbastanza comodo da indossare, con una fascia a strap per stringerlo a piacimento, e tendenzialmente non dà fastidio nuotando o remando, quindi anche in SUP o Kayak . Al suo interno c’è uno speaker, che ci permette di capire se “il faro” ha recepito certi comandi, anche perché non è presente alcun tipo di display.

Detto questo, la nostra esperienza con il Lighthouse, per quanto sia un complemento geniale per AQUA (che può comunque essere controllato con gli stessi joystick & beacon già visti sulla serie X1, oltre che con lo smartphone – ma quest’ultima modalità davvero solo per le “emergenze”), non è sempre stata impeccabile. Intanto, non è scontato riuscire a capire se il drone ha ricevuto un comando, dato che il feedback principale è solo di tipo sonoro: lo stesso rumore di AQUA, se vicino, può coprire l’audio del faro, senza contare che quando siamo in mare a nuotare, remare, o cavalcare le onde, il nostro udito non funziona certo al meglio.

Anche il return to home “marino” è più complesso di quello a terra. Il Lighthouse serve a far capire al drone dove dirigersi, ma non è detto che poi si metta in una posizione che ci consenta di afferrarlo a mano; più spesso lo abbiamo fatto atterrare direttamente in acqua, e questo non è un problema, solo che è una procedura abbastanza lenta, perché intercorrono almeno 15 secondi prima che il drone inizi l’atterraggio, e intanto l’autonomia cala senza alcun reale beneficio per noi.

Infine, anche se raramente, il faro si è scollegato dal drone senza apparente ragione. In questo caso il LED presente sul Lighthouse lampeggia per segnalarcelo, ma trovarsi in mare aperto con il drone senza controllo apparente non è il massimo della serenità. In questi rari casi, uno spegni e riaccendi ha per noi risolto la situazione.

15 modalità di volo, una per ogni sport d’acqua

AQUA arriva con oltre 15 modalità di volo, suddivise tra modalità automatiche pensate per sport specifici e movimenti cinematografici più generici, ripresi dall’esperienza maturata da HOVERAir sulla serie X1.

Tra le novità acquatiche troviamo SUP Mode (calibrata sulla traiettoria e l’andatura di chi rema in piedi su una tavola), Kayak Mode (pensata per il movimento seduto e più lineare del kayak) e Surf Mode (dedicata al particolare movimento di salita e planata tipico di chi cavalca le onde).

Ognuna di queste adatta il comportamento di ShadowTrack alla dinamica di movimento tipica dello sport scelto, invece di applicare un tracciamento generico a tutte le situazioni.

Inoltre il Lighthouse consente al drone di sapere sempre con estrema precisione dove ci troviamo, e questo senz’altro aiuta. Il risultato sono riprese completamente automatizzate, di stampo cinematografico, che tornano utili non solo per la condivisione, ma anche per migliorarsi, come una sorta di strumento di allenamento visivo per analizzare la propria tecnica e migliorare le manovre (strambate, virate, ecc.).

Peccato non poter variare al volo, tramite Lighthouse, la modalità di ripresa: sarebbe stata una piccola aggiunta che avrebbe fatto una grande differenza a nostro modo di vedere. Vero è che quando fai sport in acqua è su quello che devi concentrarti, e AQUA ti toglie senz’altro ogni pensiero possibile, ma proprio perché gli scenari possono cambiare facilmente, dover interagire fisicamente col drone per cambiare modalità è un’opzione non sempre nemmeno praticabile.

Sul fronte più cinematografico ci sono modalità come Dolly Track (che simula un movimento di carrello laterale), Orbit (che ruota attorno al soggetto), Bird’s Eye (che sale verticalmente mantenendo l’inquadratura dall’alto o puntando verso l’orizzonte) e Zoom Out (che si allontana rivelando il contesto attorno al soggetto).

Sono praticamente le stesse già viste sulla serie X1, sia a livello di esecuzione che di impostazioni, quindi non ci dilungheremo al riguardo.

Autonomia

L’autonomia dichiarata da HOVERAir è di 23 minuti di volo, garantita da una batteria da 2.013 mAh che pesa 89 grammi. In condizioni ideali una ventina di minuti effettivi si fanno, un valore nella media per un drone di queste dimensioni, ma con un avvertimento importante: le condizioni atmosferiche influenzano parecchio il consumo reale. Volare con vento forte significa doversi accontentare anche di soli 10 minuti di volo effettivo, anche perché nessun drone ti lascia mai spremere la sua batteria fino all’ultima goccia.

Sul fronte della ricarica, la batteria interna raggiunge il 100% in 55 minuti quando caricata direttamente nel drone. Con il Charging Hub accessorio, che supporta la ricarica parallela di due batterie contemporaneamente, i tempi cambiano: 52 minuti per una singola batteria, 85 minuti per entrambe insieme.

Chi acquista più batterie di ricambio, disponibili come accessorio separato a 149€ ciascuna (comprensive di una borsa impermeabile), può quindi organizzare sessioni più lunghe senza dover aspettare una ricarica completa tra un utilizzo e l’altro.

A patto di poterle sostituire al riparo dall’acqua, come abbiamo già visto.

Prezzo

Il prezzo di ingresso nel mondo di HOVERAir AQUA è di 1.299 euro per il bundle Standard, che include il drone con una batteria, il cavo USB C-C per la ricarica, il Lighthouse con relativo bracciale, un kit di riparazione e una borsa impermeabile per il trasporto della batteria. È tutto il necessario per iniziare a volare, ma con una sola batteria a disposizione.

Il bundle Fly More sale a 1.499 euro e aggiunge due batterie extra, tre borse impermeabili e il Charging Hub per la ricarica parallela: la scelta più sensata per chi vuole girare più a lungo senza interrompere la sessione dopo soli 20 minuti.

Il bundle Land and Sea arriva infine a 1.699 euro, aggiungendo anche Beacon & JoySticks per il controllo manuale da terra e un tappetino di decollo/atterraggio: il pacchetto più completo, pensato per chi vuole sia la modalità autonoma sulla superficie dell’acqua sia il controllo diretto da riva.

Chi vuole aggiungere protezione contro danni accidentali può affiancare HOVERCare, il programma di assistenza di HOVERAir, disponibile in versione Basic (99€) o Pro (299€): un costo che va messo in conto fin da subito, considerando che stiamo parlando di un dispositivo elettronico destinato a volare sopra l’acqua, con tutti i rischi che questo comporta nonostante l’impermeabilità.

Da segnalare anche che nessun bundle include una custodia rigida per il trasporto: la borsa impermeabile fornita protegge la batteria, non l’intero drone. Chi porta AQUA in viaggio dovrà considerare un acquisto separato, magari optando per il Wetsuit (69€), pensato però più per fissare il drone su tavole e superfici che come custodia da trasporto.

A conti fatti, HOVERAir AQUA non si confronta con altri droni per sport d’acqua, perché semplicemente non ne esistono di comparabili sul mercato con questa specifica proposta. Il paragone più onesto è con i droni compatti generalisti di fascia alta, che partono da cifre simili o inferiori ma non offrono nulla di paragonabile per l’uso in acqua.

È un prezzo che si giustifica con l’unicità della proposta, non con un confronto diretto punto per punto, ma proprio per questo bisogna anche sfruttarlo bene per quel che offre, o sono letteralmente soldi sprecati.

Il sample per questa recensione è stato fornito da HOVERAir, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Qui trovate maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld.

Su alcuni dei link inseriti in questa pagina SmartWorld ha un’affiliazione ed ottiene una percentuale dei ricavi, tale affiliazione non fa variare il prezzo del prodotto acquistato. Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.

Giudizio Finale

HOVERAir AQUA

HOVERAir AQUA ha un’idea precisa in testa: volare sull’acqua, anche atterrandoci o decollandoci sopra all’occorrenza. Non è una cosa banale, anche perché se da un lato esistono i droni subacquei, dall’altro è difficile trovare un drone aereo come lui, ed è per questo che risulta difficile giudicarlo con gli stessi criteri di un modello tradizionale.

Detto questo, non è un prodotto del tutto senza compromessi. L’assenza di un sistema anti-collisione è un limite reale, e il Lighthouse, per quanto geniale nel concetto, ha ancora margine di miglioramento nel feedback e nella gestione del rientro in acqua.

AQUA è dedicato prettamente a chi pratica seriamente sport come SUP, kayak, surf o wingfoil e ha già accettato di investire in strumenti dedicati per il proprio hobby. Chi vuole solo divertirsi a far sguazzare un drone in acqua, o ha il portafoglio gonfio, o farà bene a volare al largo; letteralmente.

Voto finale

HOVERAir AQUA

Pro

  • Decolla e atterra direttamente sull’acqua
  • Modalità di volo specifiche per sport d’acqua
  • Video 4K a 100 fps con buona gamma dinamica
  • Lighthouse utile ma…

Contro

  • Nessun sistema anti-collisione
  • Return-to-home in acqua lento
  • Prezzo elevato
  • …Lighthouse migliorabile sotto alcuni aspetti

Nicola Ligas

Nicola Ligas
Laureato in ingegneria informatica, con una specializzazione in sviluppo di applicazioni per il web. Dopo alcuni anni di progettazione e deploy di siti web ed e-commerce per varie PMI, sono entrato in AndroidWorld nel 2010, scrivendo inizialmente solo notizie di tecnologia ed elettronica di consumo. Dal 2011 al 2014 ho collaborato ad Android Magazine, un mensile cartaceo sul mondo Android. In oltre 10 anni di prove in prima persona su centinaia di dispositivi diversi ho sviluppato un forte know-how su notebook, TV e home cinema, action cam, monopattini elettrici, e tanti altri dispositivi sui quali ho scritto recensioni e guide di ogni genere, spiegando ai lettori in modo chiaro come usare la tecnologia odierna, e quale dispositivo comprare in base alle loro esigenze. Attualmente curo tutta la produzione editoriale di SmartWorld.it, e realizzo video recensioni e approfondimenti per YouTube, TikTok, Instagram, e Facebook.


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