Hotel di lusso, Italia al primo posto in Europa per attrattività degli investimenti

L’Italia è il Paese più attrattivo per investitori e operatori internazionali del settore hospitality nel segmento lusso. Grazie al suo vantaggio competitivo tra patrimonio culturale, enogastronomico e paesaggistico, potrebbe diventare il principale polo di sviluppo dei luxury hotel, con il 70% degli operatori e degli investitori intenzionato a effettuare investimenti entro i prossimi tre anni. È quanto emerge da uno studio di Deloitte sul tema, che segnala come il real estate, gli hotel di lusso e l’alta gamma stiano vivendo una fase di crescita importante.
Il 59% del campione intervistato individua l’Italia come principale polo di sviluppo dei luxury hotel in Europa nei prossimi tre anni. L’interesse verso altri mercati risulta invece marginale: non emergono destinazioni di rilievo comparabile. Soltanto una quota marginale del campione (5%) esclude del tutto la possibilità di investire nel mercato italiano. A spingere gli investimenti sono le attese di una redditività sopra la media: il 52% prevede per il mercato italiano del luxury hotel una crescita annua del fatturato compresa tra il 6% e il 10% nel prossimo triennio, il 25% stima un incremento superiore al 10%.
Il riposizionamento nel segmento di alta gamma è più di una semplice riqualificazione immobiliare, ma un processo di trasformazione che ridefinisce l’essenza degli hotel, con un design accurato, il giusto dimensionamento, l’offerta dei servizi e le politiche ESG che diventano leve fondamentali. Oltre la metà degli investitori (53%) prevede di allocare più di 100 milioni di euro nel triennio e il 22% è disposto a superare i 200 milioni.
Milano, Roma, Venezia e Firenze rimangono i mercati più attrattivi. Seguono le località balneari e lacustri già associate al lusso, come la Costa Smeralda, la Costiera Amalfitana, Portofino o il Lago di Como. Al quarto posto si collocano le località montane, con alcune destinazioni di rilievo nelle Alpi e nelle Dolomiti.
Il 68% degli investitori prevede di orientare la propria strategia verso prodotti di fascia alta. Questo risultato conferma il rafforzamento di tale segmento come principale area di interesse dell’offerta, sostenuto da una domanda crescente capace di assorbire livelli tariffari più elevati. Investitori e operatori concordano sul fatto che la crescita del luxury hospitality sarà trainata principalmente dall’aumento delle tariffe medie giornaliere. In particolare, gli operatori prevedono un aumento delle tariffe del 24% tra il 2025 e il 2027, passando da 780 euro a 970 euro, mentre gli investitori, nonostante partano da una base più elevata (1.045 euro), prevedono una crescita minore, pari al 17%. In media si prevede un incremento dei prezzi del 21% nei prossimi tre anni. Anche le previsioni sulle percentuali di occupazione delle camere sono positive: gli operatori stimano un incremento dal 71% nel 2025 al 75% nel 2027, gli investitori, invece, si mostrano leggermente più cauti, ipotizzando un passaggio dal 68% al 72% nello stesso periodo.
Oltre il 70% degli investitori e operatori prevede infine di destinare investimenti significativi all’area food & beverage (che cuba circa il 24% del capitale destinato a un progetto di riposizionamento). Inoltre, il 94% ritiene che la partnership con chef o brand noti possa costituire un fattore strategico nel riposizionamento di asset nel segmento luxury.
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