Cultura

Hate Moss – A Hot Mess: Ibridazioni stilistiche e linguistiche :: Le Recensioni di OndaRock

A pochi mesi di distanza dall’Ep “Mercimek Days”, pubblicato lo scorso giugno, Ian Carvalho e Tina Galassi, titolari della ragione sociale Hate Moss, tornano con otto nuove tracce che si distinguono per l’eterogeneità sia linguistica che stilistica. Le canzoni contenute in “A Hot Mess” sono rese in quattro lingue, italiano, inglese, spagnolo e portoghese, scelta che rende l’album un perfetto prodotto da export, dal profilo spiccatamente globalista. Ma globalista con grande credibilità, grazie alla genesi internazionale del progetto: gli Hate Moss nascono a Londra, nel 2018, dall’incontro fra l’italiana Tina e il brasiliano Ian. Ibridazioni di linguaggi quindi, che avanzano di pari passo con il meltin’ pot di generi, che evidenzia l’irrequietezza artistica del duo, la ferma intenzione di condensare influenze stilistiche e interferenze culturali. Del resto, il titolo stesso del disco è un anagramma, il rimescolamento delle lettere che compongono il nome della band.

L’iniziale title track è già da sola una riuscita sintesi di indie-rock e club music suonata, ma nell’economia dell’album non è certo secondaria la cura riservata all’elaborazione dei testi, che evidenziano tensione sociale e denuncia politica, come nel caso di “Bianca”, che affronta con realismo e rara delicatezza il drammatico tema delle morti sul lavoro, e “Mentiras”, affermazione collettiva contro le bugie del mondo tardo-capitalista espressa sotto forma di robusto rock iberico.
In “Paradox” l’azzeccato diversivo impresso dal sassofono di Tyto (Beppe Scardino) si srotola su una batteria implacabile, mentre per “Amor Sincreto” l’atmosfera si arricchisce di ritmiche tribali, abbracciando sfumature world e il featuring del brasiliano Vitor Brauer (Lupe de Lupe).

Contaminazioni nate durante il tour dello scorso anno, che ha toccato numerosi paesi di Europa, Sudamerica e Medio Oriente, specchio delle esperienze vissute frequentando le scene musicali e culturali alternative degli stessi.
Ma il vero salto in avanti del disco giunge nella parte conclusiva, quando il duo italo-brasiliano dimostra di saper maneggiare molto bene anche elementi legati alla club culture, attraverso la techno di “Charon” e la house di “Just Another Dream”, il tutto agevolato dalla presenza del producer e sound designer Pour Atom Oil (Mauro Polito, altro italiano trapiantato a Londra), spunti che rendono “A Hot Mess” un viaggio sonoro industrial-electroclash ancor più denso.
La copertina, un acrilico su tela 60×60 cm realizzato dall’artista Vhro (Sara Vaccaro), nasce da una collaborazione tra la band e la pittrice: un paesaggio distopico, ottenuto attraverso la saturazione digitale di riferimenti religiosi, reinterpretato su tela restituendone l’interpretazione umana.

12/02/2026




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