Hanno svolto il loro lavoro con professionalità

“Hanno svolto il loro lavoro con professionalità”: così i legali degli otto medici indagati per il caso dei certificati anti-rimpatrio al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è tenuto oggi nel Tribunale di Ravenna. Si attende nel frattempo una decisione del giudice Federica Lipovscek sull’interdizione dalla professione. Per gli otto medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, assistiti dai legali Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco, Salvatore Tesoriero e Maria Virgilio, la Procura ha infatti chiesto l’interdizione dalla professione per un anno.
I medici, secondo la Procura, avrebbero disposto la non idoneità al trasferimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) per 64 immigrati irregolari in maniera arbitraria. L’obiettivo sarebbe stato quello di evitare la detenzione, o il viaggio nel paese d’origine, attestando condizioni cliniche con corrispondenti al vero ed evitando così il loro rimpatrio.
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Erano presenti giovedì mattina in Tribunale i medici indagati all’interrogatorio e hanno prodotto una propria dichiarazione oltre alla documentazione a supporto, tra cui il provvedimento di esonero dalle specifiche attività oggetto di contestazione (ovvero le certificazioni per i rimpatri) da parte dell’Ausl.
“Riteniamo che non vi siano i presupposti per l’applicazione di una misura interdittiva che, in assenza di concrete esigenze cautelari, sarebbe inutilmente afflittiva e sproporzionata – spiegano i legali dei medici in una nota – Ribadiamo la totale correttezza dell’operato dei nostri assistiti, i quali hanno svolto il loro lavoro con professionalità e dedizione, ponendo al centro la tutela della salute e della dignità delle persone, conformemente alla deontologia medica”.
Nel frattempo la giudice del Tribunale si è riservata tempo per prendere una decisione sulla richiesta della Procura, una misura cautelare che, nel caso fosse accolta, rischierebbe di mandare in paralisi l’ospedale di Ravenna. Se gli otto medici fossero sospesi, infatti, rimarrebbero solo tre professionisti attivi all’interno del reparto di Malattie infettive.
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