Lazio

Gualtieri tra la protesta dei condomini e lo strappo con i sindacati

L’operazione Enasarco, presentata come uno dei pilastri della nuova politica abitativa capitolina, si sta trasformando in un banco di prova politico ad alta tensione.

L’acquisizione di 1.040 appartamenti – con le prime 338 unità già rogitate per 53 milioni di euro – mette oggi Roma Capitale al centro di un confronto serrato tra proprietari, opposizioni e sindacati degli inquilini.

Al timone c’è l’assessore alla Casa Tobia Zevi, chiamato a evitare che i nuovi “condomini misti” diventino l’ennesimo terreno di scontro permanente nella città già segnata dall’emergenza abitativa.

La formula del “Condominio Gentile”

Per rassicurare i piccoli proprietari – timorosi di svalutazioni e morosità – il Campidoglio ha costruito una strategia che punta a bilanciare inclusione sociale e stabilità gestionale.

Primo punto: la quota di edilizia residenziale pubblica (Erp) non supererà il 15% in ciascuno stabile. Una soglia pensata per evitare concentrazioni e tensioni nei palazzi interessati.

Secondo: per la parte restante verranno attivati bandi di housing sociale destinati a categorie considerate “fragili ma solvibili” – giovani coppie, forze dell’ordine, padri separati, vittime di violenza – con l’obiettivo dichiarato di favorire un mix sociale sostenibile.

Terzo: Roma Capitale si farà carico direttamente degli oneri condominiali, diventando l’unico interlocutore degli amministratori. Una garanzia che punta a blindare i bilanci dei condomìni e a neutralizzare il timore di mancati pagamenti.

L’opposizione all’attacco

Sul piano politico, la partita si gioca su più tavoli. Lega, con il consigliere Fabrizio Santori, ha sollevato il caso fino in Commissione Bicamerale, chiedendo chiarimenti sulla trasparenza dell’operazione e sulla sostenibilità economica dell’investimento.

Dal fronte di Fratelli d’Italia, la consigliera regionale Laura Corrotti propone un’altra linea: destinare gli alloggi a inquilini popolari “storici”, già regolarizzati e ritenuti affidabili, avviandoli verso percorsi di riscatto dell’immobile. Una strategia che, secondo FdI, libererebbe a catena altre case popolari nelle periferie.

La frattura con i sindacati

Ma il colpo più duro arriva dal fronte sindacale. L’Unione Inquilini, inizialmente favorevole all’acquisizione degli immobili, parla oggi di “voltafaccia”.

Il nodo è la distribuzione effettiva degli alloggi: tra le 260 unità già occupate e le quote destinate a bandi speciali, il timore è che alla graduatoria Erp – che conta circa 17mila famiglie in attesa – resti una percentuale marginale.

Si preferisce concertare con i proprietari anziché con chi aspetta un tetto da anni”, denunciano dal sindacato, accusando la Giunta di rincorrere le destre sul terreno della selezione sociale.

Un equilibrio fragile

L’operazione Enasarco, nata per rafforzare l’offerta pubblica e dare una risposta strutturale all’emergenza abitativa, si muove oggi su un crinale sottile.

Da un lato la necessità di non spaventare i mercati e i proprietari, dall’altro la pressione di migliaia di famiglie che attendono una casa.

Per la Giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri è una sfida politica oltre che amministrativa: trasformare un’operazione immobiliare in una vera politica sociale senza alimentare nuove fratture in una città già divisa tra centro e periferia, proprietà e bisogno


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