Salute

Grazia a Minetti, se la premier ritrova il bunga bunga sul suo cammino. E Nordio non può più far ricorso alla “immunità meloniana”

Sarà il papocchio che porta il nome di Nicole Minetti, l’igienista dentale di B., a rendere incredibile la presenza di Carlo Nordio al ministero di Grazia e Giustizia?

Proprio ieri la premier, avallando il licenziamento di Beatrice Venezi dalla direzione dell’orchestra de La Fenice, ha fatto sapere che non intende più “coprire” le responsabilità di alcuno. Lei non ci mette più la faccia, ha detto. Sembra così ritirata l’immunità meloniana a cui finora avevano fatto ricorso molti suoi ministri e sottosegretari, primo fra tutti proprio Nordio. Il protagonista del referendum perduto, il proponente del quesito bocciato, non ha pagato dazio. A farne le spese è stata la sua capa di gabinetto, Giusi Bartolozzi, conosciuta come la “zarina” di via Arenula per il tratto dispotico dell’esercizio del proprio potere.

E adesso? Anche questa volta la verifica chiesta dal Quirinale, intrappolato nel reticolo di una concessione di grazia piuttosto sorprendente, sui buchi enormi dentro i quali sembra infilarsi il procedimento imputerà ad un alto funzionario le eventuali responsabilità? Anche questa volta Nordio salverà la poltrona?

Al profilo di veridicità ed esattezza delle condizioni sulle quali poggia la domanda di grazia della Minetti si aggiunge l’identità della richiedente, la grave storia politica che ha contrassegnato le sue vicende giudiziarie, e l’imbarazzo e lo sconquasso reputazionale che ne è stato poi prodotto.

Per colpa o grazie a Nicole Minetti il Parlamento – pur di salvare la faccia di Silvio Berlusconi – ritenne credibile che Ruby Rubacuori, la ragazza della quale il premier si mostrò invaghito, diciamo così – fosse la nipote di Mubarak.

Il deficit reputazionale provocato dal bunga bunga di B. doppia oggi il suo tornante storico e con l’improvvida scelta ministeriale produce la percezione di un rilievo di Minetti nella scala del potere del tutto insospettabile.

Il buco nero in cui si è cacciato Nordio, coinvolgendo poi il Quirinale in questa enigmatica storia di falsi ravvedimenti operosi, azzera la credibilità di ministro finora coperto dall’immunità meloniana e lo spinge nei fatti – se la verifica dovesse portare alle considerazioni contenute nell’inchiesta che questo giornale sta illustrando con dovizia di fonti di prova – fuori dall’esecutivo.

Farà malissimo però anche alla presidente del Consiglio che ora si ritrova una enorme buccia di banana sotto le suole delle sue scarpe.

L’articolo Grazia a Minetti, se la premier ritrova il bunga bunga sul suo cammino. E Nordio non può più far ricorso alla “immunità meloniana” proviene da Il Fatto Quotidiano.


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