Salute

Governo e Regioni: avanti con la riforma dei medici di famiglia, ecco le ultime novità

Prove di riappacificazione sulla riforma della medicina di famiglia. Al ministero della Salute va in scena l’incontro del disgelo fra Governo, Regioni e sindacati che restano però sul piede di guerra: tutti insieme intorno a un lungo tavolo ovale. I governatori si sono presentati con una bozza di decreto su cui sono tutti d’accordo e che prevede un doppio canale: quello ordinario con la convenzione attuale e quello residuale – limitato ai fabbisogni locali – che per la prima volta consente alle Regioni di assumere come dipendenti i medici di famiglia da far lavorare soprattutto nelle Case di comunità o dove ci sono carenze. Previsto anche un debito orario di almeno sei ore che i medici di famiglia non dipendenti dovranno “consumare” all’interno delle Case di comunità. La riforma fa un nuovo passo avanti in attesa delle contro deduzioni dei sindacati di famiglia attesi la prossima settimana. Ora il via libera del decreto in consiglio dei ministri è atteso già per fine mese.

Tutti intorno a un tavolo: Governo, regioni e sindacati

 Con il ministro della Salute Orazio Schillaci affiancato dal sottosegretario Marcello Gemmato al centro del tavolo siedono da un lato i rappresentanti di 4 sigle sindacali di categoria – Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Snami (Sindacato nazionale autonomi medici italiani), Smi (Sindacato medici italiani) e Fmt (Federazione medici territoriali) – e dall’altro Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia), presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con i colleghi governatori Roberto Fico (Campania) e Francesco Rocca (Lazio), e gli assessori Massimo Fabi (Politiche per la salute, Emilia-Romagna) e Guido Bertolaso (Welfare, Lombardia). Presenti tra gli altri anche il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, il senatore Fdi Francesco Zaffini (presidente della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale di Palazzo Madama) e la senatrice della Lega Elena Murelli. Un ampio parterre per una missione complessa: arrivare finalmente a un consenso solido sul futuro della medicina generale.

I sindacati restano sul piede di guerra  

Tutti i partecipanti hanno davanti una pila di fogli. E’ la bozza di decreto sul quale si discute: una mediazione offerta dalle Regioni a partire dal testo del ministro Schillaci. Le Regioni hanno esposto i contenuti e la proposta messa sul tavolo e da lì si è aperto il dibattito, con il ministro che ha chiesto un “confronto sereno”, ribadendo l’obiettivo: una sanità più moderna e vicina ai cittadini. Un passo in avanti dopo gli strappi e le tensioni: alcune sigle dei medici di famiglia hanno anche proclamato un’agitazione all’annuncio di un decreto per riformare la medicina del territorio. La Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, ha parlato di “decretuccio”. Mentre Schillaci durante l’ultimo Question time sul tema ha stemperato i toni aprendo al dialogo con i sindacati e ribadendo che “non si vuole smantellare la figura del medico di famiglia”, ma il modello va cambiato, e che la “riforma sarà discussa con Regioni e sindacati di categoria”. Ecco dunque arrivato il giorno dell’incontro. Un primo faccia a faccia per tornare a collaborare.

Il doppio canale: convenzione e dipendenza

L’ultima bozza di decreto che il Sole 24 ore ha potuto leggere già all’articolo 2 mette in chiaro le cose stabilendo che “la medicina generale e la pediatria di libera scelta sono esercitate prioritariamente nell’ambito del rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale”, ma poi aggiungendo che “il rapporto di lavoro dipendente costituisce canale residuale e complementare, selettivo e programmato, attivabile dalle Regioni e dalle Province autonome per la copertura degli incarichi vacanti non assegnati attraverso il canale convenzionale, delle funzioni territoriali strutturate e dei fabbisogni assistenziali non soddisfatti”. La priorità dunque alle Case di comunità che potranno beneficiare anche di una quota “pari almeno a sei ore settimanali per quarantotto settimane all’anno” per gli altri medici non dipendenti, una quota che può aumentare in base al numero di assistiti e ai fabbisogni regionali. Tra le ultime novità della bozza c’è anche la redifinizione dell’età per l’iscrizione al pediatra che “è compresa dalla nascita del bambino e fino al compimento del sedicesimo anno di età”, un limite d’età “elevabile a diciotto anni mediante autonome determinazioni organizzative regionali”.

Nasce la scuola di specializzazione in cure primarie

Il decreto istituisce poi “la scuola di specializzazione in Medicina territoriale, di comunità e delle cure primarie, quale percorso universitario specialistico finalizzato alla formazione dei medici destinati all’assistenza primaria territoriale” e in attesa della nuova scuola possono diventare medici di famiglia dipendenti anche chi ha la specializzazione in medicina di comunità e cure primarie; medicina interna; geriatria; pneumologia; medicina metabolica e diabetologia; cardiologia; medicina di emergenza-urgenza; nefrologia; reumatologia; endocrinologia e malattie del ricambio; malattie dell’apparato cardiovascolare e oncologia. Le assunzioni con il canale della dipendenza “sono disposte – si legge nella bozza – nei limiti dei fabbisogni individuati dalla programmazione regionale, dei contingenti autorizzati e delle risorse disponibili a legislazione vigente, con priorità per le Case della Comunità individuate dalla Regione, le zone carenti e gli altri modelli organizzativi previsti dal DM 77”.


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