Google Meet: next steps e crittografia post-quantistica
Chi usa Google Meet per lavoro sa bene quanto sia frustrante dover fare le stesse cose dopo ogni riunione: scrivere l’email di follow-up, trascrivere i punti d’azione, aggiornare le liste di cose da fare. Google ha deciso di automatizzare tutto questo, e allo stesso tempo ha aggiunto un livello di sicurezza crittografica pensato per minacce che non esistono ancora. Due aggiornamenti molto diversi tra loro, ma entrambi interessanti.
Partiamo dalla novità più utile nel quotidiano: Meet introduce una funzione chiamata “next steps” (che dovrebbe essere tradotta come “prossimi passi”), che automatizza le attività ripetitive dopo una chiamata. Al termine di una riunione, nella schermata di chiusura compare una sezione chiamata “Routines for this meeting”, da cui si possono attivare due automazioni: la bozza automatica di un’email di follow-up in Gmail e l’esportazione dei punti d’azione in Google Tasks. Le routine si possono attivare per una singola riunione o per tutti gli appuntamenti ricorrenti in cui si usa la funzione di presa appunti automatica.
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C’è però un requisito fondamentale: la funzione “Take notes for me” di Gemini deve essere attiva durante la riunione, altrimenti le opzioni non compaiono nemmeno. Non è quindi qualcosa che scatta da solo: bisogna aver già abilitato la trascrizione AI della chiamata. Google ha già annunciato che in futuro arriveranno altre routine automatizzate. La funzione è disponibile da ottobre 2026 per i piani Workspace Business Standard e Plus, Enterprise Standard e Plus, e per chi ha il componente aggiuntivo Google AI Pro for Education, con un rollout che potrebbe richiedere qualche settimana per raggiungere tutti.
Il secondo aggiornamento riguarda la crittografia post-quantistica (PQC), ed è una di quelle cose che va analizzata anche se suona complicata. Il problema che vuole risolvere si chiama “store now, decrypt later”: qualcuno potrebbe intercettare e conservare oggi le vostre videochiamate cifrate, aspettare che i computer quantistici diventino abbastanza potenti da rompere la crittografia attuale, e decifrarle in futuro.
Google precisa che un computer quantistico capace di farlo non esiste ancora, ma preferisce prepararsi adesso. Il rollout parte dai client web e dall’hardware per le sale riunioni, con il supporto mobile in arrivo prossimamente.
A differenza delle nuove automazioni, la crittografia post-quantistica non richiede nessuna azione da parte degli utenti o degli amministratori: si attiva in automatico e le chiamate continuano a funzionare esattamente come prima. È uno di quegli aggiornamenti che non si vedono, ma che fanno la differenza sul lungo periodo, soprattutto per chi usa Meet in contesti professionali sensibili. Se siete curiosi di sapere come Gemini riassume già le riunioni su Meet, vale la pena darci un’occhiata.
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