Molise

Giornata internazionale del migrante, il messaggio della Cgil per un’accoglienza reale | isNews

Oggi si ricorda la tragedia del 1972, in cui 28 maliani morirono in un incidente sotto il tunnel del Monte Bianco


CAMPOBASSO. Il 18 dicembre si celebra la Giornata internazionale del migrante, una data scelta per ricordare l’approvazione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie. A ricordarlo Sabrina Del Pozzo, segretaria confederale Cgil Molise ed Elisabetta Brunetti, segretaria generale Fp Cgil Molise.

“Il 18 dicembre 1972 – ricordano le sindacaliste – un camion che avrebbe dovuto ufficialmente trasportare macchine da cucire ebbe un incidente sotto il tunnel del Monte Bianco, dove morirono 28 lavoratori di origine del Mali che viaggiavano nascosti alla ricerca di un lavoro e di una vita dignitosa. Mettiamo al centro di questa giornata il Decreto Flussi, il meccanismo per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori stranieri che dopo 27 anni dalla sua approvazione continua a presentare criticità e a produrre ingiustizie. In Italia non si può arrivare legalmente per cercare un lavoro e ciò a prescindere dal tipo di impiego. È necessario avere una datrice o un datore di lavoro, prima ancora dell’arrivo in Italia, disponibile ad assumere la persona senza conoscerla o avere informazioni più specifiche legate alla tipologia del lavoro, in sostanza, tramite un incrocio di domanda e offerta lavorativa a distanza. Vengono stabilite delle quote massime di ingressi e la giornata – click day – in cui il datore di lavoro può fare domanda”.

“In estrema sintesi la procedura prevede la richiesta del nulla osta alla Prefettura da parte di chi ha bisogno di un lavoratore o lavoratrice e quest’ultima richiede a sua volta il visto – per una risposta possono trascorre anche mesi – una volta in Italia si passa alla firma del contratto e alla richiesta del permesso di soggiorno – rimarcano ancora Del Pozzo e Brunetti – Ritardi strutturali per la procedura, domande pervenute superiori rispetto alle quote stabilite di ingresso come evidenziato dai dati pubblicati dalla campagna ‘Ero Straniero’, ritardi nel rilascio della documentazione, lavoratrici e lavoratori che arrivano in Italia e non trovano più il lavoro disponibile a causa anche delle lunghe tempistiche oppure che non trovano quel lavoro o quei datori e datrici di lavoro per il quale sono partiti e partite. Tradotto significa che chi ha provato ad entrare in maniera regolare si trova in una condizione di irregolarità e di povertà, vittima di tratta e di sfruttamento lavorativo per la mancanza di un contratto e di un permesso di soggiorno pur avendo rispettato la procedura prevista per Legge. Soltanto una piccola parte riesce a raggiungere una posizione stabile, uno strumento che dovrebbe garantire ingressi legali e sicuri ma che di fatto non risponde al suo obiettivo”.

“A questo si aggiungono le tante persone ormai vittime dei precedenti decreti flussi che si ritrovano a vivere in una condizione di irregolarità da tempo senza nessuna tutela non soltanto lavorativa ma anche di diritto alla salute o diritto all’abitare. Dobbiamo ridurre il rischio dell’irregolarità e far ottenere un permesso di soggiorno per attesa occupazione, come già previsto dalla legge nei casi di indisponibilità all’assunzione da parte del datore di lavoro che però ad oggi vede il riconoscimento di tale permesso di soggiorno per un numero molto basso. Necessario il superamento della legge Bossi-Fini così come è sempre necessario continuare ad informare ma in maniera corretta e giusta su un tema complesso e troppo spesso strumentalizzato. Se negli anni sono state introdotte delle modifiche queste però non bastano a superare le problematicità oggi ancora presenti e in parte evidenziate. L’invito è quello di provare a diventare un Paese capace di accogliere lavoratori e lavoratrici in una condizione di regolarità e non contribuire all’esistenza di un lavoro sfruttato. Non andare verso una direzione di sistemi non armati e di benessere collettivo scegliendo invece sistemi non accettabili ha ricadute su tutte e tutti compreso sul personale coinvolto nell’ambito dell’immigrazione, carente e precario, che dobbiamo continuare a supportare nel richiedere condizioni di lavoro giuste. In un Molise, per ultimo ma non meno importante – concludono le segretarie Cgil – che continua il suo progressivo spopolamento”.


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