Giorgia Meloni in crisi: da leader quasi invincibile ad anatra zoppa | Il Fatto Quotidiano
Come in uno specchio deformato, il volto di Giorgia Meloni trasfigura. Da premier inossidabile e quasi invincibile, ad anatra zoppa, guida insicura e affannosa di un governo che giace immobile perchè tutto ciò che è stato costruito sta cadendo a pezzi. L’anno scorso il bluff dell’autonomia differenziata, indicata come il premioliono per l’alleato leghista, e poi morta e sepolta.Quest’anno il referendum sulla giustizia, nel nome e per conto della buon’anima di Silvio Berlusconi, è finito come si sa. La politica estera tuttada ribaltare e riscrivere dopo il conto salato del fidanzamento con Donald Trump. Quanti voti è costato l’aumento della benzina? E quanta immagine del buon governo, dell’equilibriuo e della continenza, è andata in fumo quando nelle case degli italiani sono giunte le immagini violente dell’esercito trumpiano, quegli scalmanati e pericolosi poliziotti a volto coperto che terrorizzavano i cittadini nelle loro case?
Giorgia Meloni si è infilata in un tunnel da cui non riesce ad uscire. Perchè tutto quel che decide invece di ingentilire il volto politico e ridare freschezza e capacità di azione alla sua leadership, lo sporca, lo imbruittisce, lo segna di rughe.
Il rifiuto (almeno per ora) di Daniela Santanchè di accogliere la richiesta di farsi da parte, simboleggia il degrado politico della coalizione. E’ la Santanchè, amica di La Russa, e non l’opposizione a sfregiare il volto di Giorgia rifiutando un atto dovuto, e il danno che fa la Pitonessa si aggiunge al danno che la stessa premier si infligge chiedendo le dimissioni dopo tre anni di un rifiuto ostinato e superbo a prenderla in considerazione. “Perchè ora”, chiede infatti (e pure con qualche ragione) Santanchè?
Già, perchè?
Per il fatto che il referendum è stato perso? E solo oggi Meloni si accorge della insostenibilità di tenere a via Arenula, nel delicato ruolo di capo di gabinmetto, Giusi Bartolozzi, che da mesi è descritta come la zarina, una onnipotente e insindacabile potere interno al Palazzo dal quale passava ogni decisione? Ha dovuto attendere l’esito del voto anche per rinunciare all’apporto di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, benchè avesse subito già una condanna per rivelazione di segreti d’ufficio?
E la lista dovrebbe continuare con Nordio, poi con Urso, l’altro ministro che produce danni alla premier invece che opere, e poi?
Ed oggi come si riparte? Cambiare la legge elettorale è divenuto più difficile, introdurre il premierato adesso sembra davvero un fuor d’opera. Galleggiare allora? Oppure, ecco l’estrema ratio, prendere la palla al balzo e ribaltare il tavolo provocando le elezioni anticipate? Lei sola contro tutti, lei onesta contro la disonestà, coraggiosa contro la viltà altrui, audace invece che codarda.
Elly Schlein, pensiamo più per dovere d’ufficio, ha annunciato che l’opposizione è pronta alle elezioni.
Ma è un passo percorribile? Per adesso sembra di no.
E allora resta, appunto, il tunnel dal quale chissà quando Giorgia uscirà.
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