Giannelli (ANP), “La scuola cambi più velocemente. Tre parole per risolvere i problemi della didattica: aggiornamento, aggiornamento, aggiornamento”. INTERVISTA

Un secolo di scuola italiana, cento anni di riforme, trasformazioni sociali e innovazioni tecnologiche. Ma anche interrogativi ancora aperti su quale direzione debba prendere il sistema di istruzione. È stato questo il filo conduttore della conversazione che ho avuto con Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP), nell’ambito delle celebrazioni del Centenario del Gruppo Spaggiari Parma, Un secolo di scuola 1926-2026.
L’anniversario della storica azienda parmense, che ha accompagnato l’evoluzione della scuola italiana dal registro cartaceo a quello elettronico, è diventato l’occasione per ripercorrere le tappe che hanno segnato il sistema scolastico e per riflettere sulle sfide che attendono dirigenti, docenti e studenti.
“Vorrei che la scuola fosse cambiata ancora di più”
Alla domanda su quanto sia cambiata la scuola italiana dal 1926 a oggi, Giannelli parte da una constatazione: il mondo si è trasformato profondamente e la scuola ha seguito questo percorso, ma non con la stessa velocità.
“La scuola dal 1926 a oggi è cambiata tantissimo, ma anche il mondo è cambiato tantissimo”, osserva. E aggiunge una riflessione che attraversa tutta l’intervista: “Vorrei che la scuola fosse cambiata ancora di più.”
Il presidente dell’ANP richiama l’eredità della riforma Gentile, riconoscendone il valore storico. “Ha avuto tanti meriti all’epoca, perché ha dato un sistema culturale e formativo adatto a quel tempo”, spiega. Tuttavia, dopo un secolo, ritiene necessario rivedere soprattutto il modo di insegnare.
Secondo Giannelli, la didattica trasmissiva e la lezione frontale non rispondono più pienamente alle modalità con cui i giovani apprendono e si relazionano. Da qui la necessità di valorizzare l’apprendimento cooperativo e metodologie che coinvolgano maggiormente gli studenti nel processo educativo.
Oltre le riforme: al centro deve esserci lo sviluppo del pensiero critico
Nel corso del confronto ho richiamato il susseguirsi delle numerose riforme scolastiche che hanno interessato il sistema italiano negli ultimi decenni, chiedendo se, al di là delle modifiche normative, lo studente sia davvero diventato il centro della scuola.
Giannelli invita a non attribuire un valore eccessivo agli aspetti formali. Sul ritorno alla denominazione di “esame di maturità”, osserva che “non è il cambio di denominazione che ottiene un risultato di per sé”. La scelta, spiega, richiama piuttosto un’idea precisa di formazione.
Secondo il presidente dell’ANP, il riferimento alla maturità richiama la capacità di sviluppare autonomia di giudizio e spirito critico, elementi che considera centrali nella formazione delle nuove generazioni. Non a caso, ricorda, anche nel linguaggio quotidiano la denominazione “esame di maturità” non aveva mai realmente smesso di essere utilizzata.
L’intelligenza artificiale? “La paura nasce quando non si conosce”
L’intelligenza artificiale rappresenta uno dei temi destinati a incidere maggiormente sull’organizzazione della scuola. Molti docenti guardano con preoccupazione agli strumenti generativi e al loro utilizzo da parte degli studenti. Ho chiesto a Giannelli se questa prudenza sia giustificata.
La risposta parte da un principio generale: “Ritengo che la paura esista solo là dove l’argomento non è stato studiato.”
Per il presidente dell’ANP, l’intelligenza artificiale costituisce una delle innovazioni tecnologiche più significative degli ultimi anni, ma il vero elemento di discontinuità è la sua diffusione.
“La rivoluzione è nel fatto che oggi è a disposizione di tutti”, afferma. Per questo ritiene poco utile affrontare il fenomeno esclusivamente come un problema legato ai compiti svolti a casa.
La risposta, secondo Giannelli, non consiste nel demonizzare questi strumenti, bensì nel ripensare la didattica. Se alcune attività possono essere svolte con il supporto dell’intelligenza artificiale fuori dalla scuola, il tempo trascorso in classe dovrebbe essere dedicato sempre di più al confronto, alla cooperazione e all’approfondimento con il docente.
“Dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi ne colgano le opportunità e la utilizzino al meglio”, sottolinea.
Valutazione e formazione: la chiave è l’aggiornamento continuo
Nella parte conclusiva dell’intervista il confronto si è spostato sul tema della valutazione, ancora oggi oggetto di un ampio dibattito nella scuola italiana.
Per Giannelli, qualunque riflessione sulla valutazione non può prescindere dalla formazione degli insegnanti.
“Quando si parla dei problemi della didattica ripeto sempre tre parole: aggiornamento, aggiornamento, aggiornamento”, afferma.
Il presidente dell’ANP osserva come la professione docente sia oggi caratterizzata da una rapida evoluzione delle conoscenze e delle tecnologie. Per questo motivo ritiene insufficiente affidarsi esclusivamente alla preparazione acquisita durante il percorso universitario.
Come esempio richiama il sistema scolastico finlandese, che investe in modo consistente sulla formazione permanente dei docenti, indicandolo come uno degli elementi che contribuiscono ai risultati ottenuti dagli studenti. Al contrario, ricorda come altri sistemi che pure destinano risorse elevate all’istruzione non raggiungano gli stessi livelli proprio perché investono meno nell’aggiornamento professionale degli insegnanti.
Guardare al prossimo secolo della scuola
Il Centenario del Gruppo Spaggiari Parma ha offerto l’occasione per riflettere su un secolo di storia dell’istruzione italiana senza fermarsi alla memoria delle riforme che si sono succedute.
Dal confronto con Antonello Giannelli emerge una convinzione: la scuola continua a essere chiamata ad adattarsi a una società che cambia rapidamente, ma questo percorso richiede una revisione delle metodologie didattiche, un uso consapevole delle nuove tecnologie e un investimento costante nella professionalità dei docenti.
È su questi elementi, più che sui cambiamenti formali, che si giocherà la capacità del sistema scolastico di accompagnare la crescita delle nuove generazioni nel prossimo secolo.
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