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Giallo di Pietracatella, 4 giorni per copiare il telefono di Alice. Sequestrati nove dispositivi | isNews

Tra cellulari, computer, tablet e router di casa. A spiegare come si procede il consulente e criminalista che affianca la difesa della famiglia Di Vita


CAMPOBASSO. Madre e figlia avvelenate dalla ricina, è durata 4 giorni l’estrazione della copia forense dei dati (chat, mail, cronologia traffico, navigazione internet, rilevazioni sulla localizzazione del dispositivo), presenti sul telefono di Alice Di Vita, figlia e sorella di Antonella Di Ielsi e Sara di Vita.

A confermarlo è Giovanni Alfonso, consulente informatico e criminalista forense che affianca la difesa di Gianni e Alice Di Vita, rappresentata dall’avvocato Vittorino Facciolla.

“Per il solo telefono di Alice, limitandoci alla prima fase tecnica, quella della copia forense ‘mezzo’, ci sono voluti circa quattro-cinque giorni”, ha spiegato l’esperto a LaPresse. I tempi sono legati alla complessità delle procedure: l’estrazione dei dati può durare anche diverse ore e non sempre va a buon fine al primo tentativo.

Gli accertamenti riguarderanno ora i 9 dispositivi elettronici sequestrati ieri durante il sopralluogo di Squadra mobile e Polizia scientifica nell’abitazione di Pietracatella della famiglia Di Vita.

“Sono stati sequestrati – ha detto ancora Alfonso – cinque telefoni, tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi, oltre a un tablet, un computer portatile e due apparati di rete, per un totale di nove dispositivi. I telefoni sono stati acquisiti spenti e non è possibile nell’immediato stabilire a chi appartenessero. Due dispositivi erano dotati di sim card e potrebbero essere riconducibili alle due vittime, mentre gli altri tre, privi di sim, sarebbero telefoni più vecchi o non in uso, rinvenuti all’interno di cassetti”.

Un tablet è stato trovato nella cameretta di Sara, il computer portatile in cucina, mentre uno dei telefoni era in un giubbino femminile e un altro in un disimpegno all’ultimo piano dell’abitazione.

Tra il materiale acquisito figurano anche il router della connessione internet e un secondo apparato di rete presente nella cameretta di Alice, verosimilmente un ripetitore wifi. “Il sequestro ha riguardato esclusivamente dispositivi informatici – ancora le parole del consulente – è stata effettuata una perquisizione completa, con visione anche di documenti e quaderni presenti nella casa, ma senza acquisizione di materiale cartaceo”.

I router sequestri potrebbero servire a verificare quali dispositivi si siano collegati alla rete domestica nei giorni attenzionati dagli inquirenti, tra il 23 e il 24 dicembre. “Alcuni router – ancora Alfonso a LaPresse – conservano log di connessione, che permettono di vedere quali dispositivi si sono collegati alla rete in un determinato momento, ma non è possibile sapere cosa sia stato fatto online”. Secondo l’esperto, dai router si può eventualmente risalire alla presenza di dispositivi estranei alla famiglia, attraverso il cosiddetto ‘MAC address’, ma senza informazioni sulle attività svolte. I dati, se presenti, potranno essere utilizzati solo se incrociati con altri elementi investigativi.

Tutto il materiale sarà ora trasferito in Procura e successivamente analizzato dalla polizia giudiziaria delegata per l’acquisizione forense, nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Larino, che procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici (due di Guardia medica e tre del Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso). Considerando i nove dispositivi sequestrati i tempi complessivi dell’attività tecnica sono destinati ad allungarsi. Non è escluso che possano essere coinvolte più unità di polizia giudiziaria per accelerare le operazioni, ma si tratta di scelte organizzative rimesse alla Procura.

Intanto si stringe il cerchio dell’indagine, con i sospetti degli inquirenti che si concentrano “su quattro, cinque persone al massimo”, come è emerso nella giornata di oggi.


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