Toscana

“Curare la persona e non riparare solo il corpo”. L’assessore Monni in visita al Meyer

L’ospedale ed istituto di cura e ricerca è stato antesignano di questa attenzione e sensbilità

Scritto da Walter Fortini, martedì 5 maggio 2026 alle 18:14

Umanizzare le cure può voler dire, per un bambino e la sua famiglia, essere accolti in un colorato e morbido salotto, dalla Pimpa ed altri amici dei cartoni animati. Può essere un disegno che aiuta a distrarsi e riduce lo stress di un esame, può voler dire vere a disposizione (anche in ospedale) una stanza piena di giocattoli, svagarsi con attività ludiche e ricreative, rimanere sbalorditi davanti ai giochi di prestigio di un clown, continuare la scuola nonostante il ricovero oppure fare festa con Cecco, curioso e docile cagnolino, e il gatto Pitagora, protagonisti assieme ad altri della pet teraphy. 

“Nessun altro ospedale europeo è a livello del Meyer sul tema dell’umanizzazione delle cure, cioè immaginare la cura come un percorso che prende in carico non soltanto i bambini e le bambine ma anche le loro famiglie” commenta l’assessora alla sanità Monia Monni, oggi in visita all’ospedale pediatrico ed istituto di cura e ricerca fiorentino. 

Accade subito. “Dal momento stesso in cui arrivano e c’è una stanza accogliente in cui possono sedersi insieme, parlare con i medici e con gli assistenti sociali” dice Monni. E prosegue durante il percorso di presa in carico, che non guarda soltanto alla riparazione del corpo ma appunto alla persona tutta intera”. “Quando si ammala un bambino  – aggiunge Monni – si ammala tutta la famiglia e noi abbiamo il dovere di riuscire a farli sentire il più possibile a proprio agio in un ambiente che non è freddo e ostile come a volte si percepiscono gli ambienti ospedalieri”. 

Ecco così che il padiglione del pronto soccorso dedicato alle procedure di sedazione diventa la “stanza delle stelle”, con un soffitto completamente decorato in tema spaziale. Ecco che nel reparto di radiodiagnostica compaiono sui muri pantere accoccolate sui rami e bradipi e pappagalli variopinti. Ecco le attività di arte e musica che si fanno in ospedale e a cui partecipano ogni anno oltre duemilacinquecento piccoli e grandi pazienti. Ecco la scuola, a cui da quasi trenta anni bambini ed adolescenti in cura al Meyer possono accedere, e che adesso copre fino all’intero ciclo della scuola secondaria. Ecco la luminosissima ludoteca e biblioteca, aperta sette giorni su sette, e l’orto giardino. E poi, nel reparto di neuropsichiatria (ma non solo), ecco che arrivano dolcissimi e ‘professionali’ quattrozampe pelosi,  capaci di portare allegria e gioia ai bambini ricoverati.  Il Meyer è stato il primo centro sanitario pubblico che ha livello nazionale ha introdotto gli interventi assistiti con gli animali inserendoli all’interno del protocollo sanitario e conferendo loro la dignità di una vera e propria terapia. Da venticinque anni i cani dell’associazione Antropozoa, accompagnati dal loro operatore umano specializzato, sono diventati una presenza fissa nei corridoi e nei reparti dell’ospedale. Oltre ai cani ora c’è anche un gatto, Pitagora, che sta imparando il mestiere:  un esperimento avviato da pochi giorni, una scelta basata sui nuovi bisogni dei pazienti, soprattutto quelli ricoverati nella psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

“Ma l’umanizzazione delle cure – conclude Monni – non riguarda solo i bambini. Deve riguardare anche gli adulti, declinati naturalmente in un altro modo. Si tratta di un tema a cui intendiamo prestare particolare attenzione”.


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