Gen Z e primi appuntamenti: che cosa dirsi per creare connessioni davvero profonde (e non flirt superficiali)
La Generazione Z vuole connessioni vere. Non flirt superficiali, non scambi di battute forzati, non «ghosting preventivo». Secondo il nuovo Gen Z D.A.T.E. Report 2025 di Hinge, l’app di dating pensata per essere cancellata, un dato su tutti spicca: l’84% dei giovani nati tra il 1997 e il 2012 vuole un legame emotivo più profondo quando esce con qualcuno. È ciò che cercano, ciò che desiderano e — in teoria — ciò che li fa sentire più visti e più vicini all’altra persona. Eppure, c’è un paradosso. Proprio quella profondità che desiderano diventa spesso la cosa che più li blocca. La maggior parte dei Gen Z, infatti, esita ad avviare conversazioni significative al primo appuntamento: sono il 36% meno propensi dei Millennial a fare il primo passo in una direzione emotiva.
E il motivo? Paura di essere «troppo». Troppe emozioni. Troppo intensi. Troppo veloci. Troppo sinceri. Il 46% delle donne e il 48% degli uomini teme di esser percepito così. Mentre ci si trattiene, succede l’opposto di quel che si desidera: si crea distanza. Si aprono vuoti. Nasce quella sensazione di «non so se ci siamo capiti davvero». Gli esperti la chiamano communication gap, divario comunicativo: una sorta di stallo in cui tutti vorrebbero parlarsi di più, ma nessuno osa farlo per primo.
E qui succede un’altra cosa interessante, soprattutto sui generi:
- le donne non si aprono perché pensano che gli uomini non siano interessati a conversazioni profonde (42%);
- gli uomini, invece, temono di essere troppo invadenti o — parola ricorrente — cringe (47%).
In mezzo, una verità importante: il 70% delle donne e il 74% degli uomini Gen Z si sentirebbe a proprio agio nell’aprirsi emotivamente già dalla prima uscita. Cioè: tutti vogliono profondità, tutti la temono, ma tutti la apprezzerebbero. È un incastro imperfetto che si può risolvere solo con una cosa: parole scelte bene, domande vere e una comunicazione che non scappa, ma incontra.
Per capire come navigare questo territorio emotivo — e soprattutto cosa dirsi davvero al primo appuntamento — abbiamo chiesto aiuto a Moe Ari Brown, Love and Connection expert di Hinge e terapeuta certificato.
Che cos’è il «gap comunicativo» e perché si verifica?
«Il gap comunicativo è la discrepanza tra i legami profondi che chi è alla ricerca di un/a partner o frequenta una persona con il dating desidera e la sua volontà è di instaurarli. Sono vari i fattori che plasmano la tensione tra chi oggi vive delle relazioni o sperimenta il dating, ma uno è al centro di tutto: la comunicazione, o più specificamente, ciò che non viene detto.
Gli utenti della Generazione Z desiderano legami più profondi, ma le prime uscite o comunque i primi appuntamenti spesso li intrappolano in schemi invisibili, come chi scrive per primo, chi organizza l’appuntamento e chi mostra più emozioni. Questo accade soprattutto in una cultura che impone ai giovani uomini di comportarsi in un certo modo e alle giovani donne di comportarsi in un altro, come essere attivi o passivi. Questi ruoli non sono necessariamente romantici; sono abitudini e, molto spesso, aspettative».
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