Furto al Mume, la Sicilia ripiomba nell’incubo Caravaggio: «Il governo regionale si assuma le sue responsabilità»
Il furto di Ferragosto al Mume, da dove sono state trafugate quattro tavole del grande pittore Antonello da Messina, ha ripiombato il mondo culturale e artistico della Sicilia nell’incubo e nello sgomento in cui l’avvolsero i ladri che s’impadronirono della Natività del Caravaggio a Palermo tra il 17 e il 18 ottobre del 1969. Quello avvenuto a Messina «è un furto che per gravità potrebbe essere paragonato a quello del Caravaggio palermitano», afferma Dario Stazzone, docente di Italianistica a Catania e presidente della Società Dante Alighieri della città etnea, che come diversi colleghi affida ai social la propria rabbia. «Ho ripensato a tutte le volte che sono tornato al MuMe – spiega – per rivedere un’opera capitale come il polittico di San Gregorio, sopravvissuto al terremoto del 1908, recuperato letteralmente tra le macerie, non senza danni. Ho diverse foto del polittico e col polittico. Un furto inconcepibile, inimmaginabile, che vuole le immediate dimissioni della dirigenza del museo e dell’assessore regionale (non so neppure chi sia). E subito mi chiedo: il personale, i custodi dov’erano? L’impianto dall’allarme? Quali complicità hanno permesso una simile sottrazione? Si prova una rabbia sorda nel pensare che ancora oggi esistano idioti capaci di reificare un’opera d’arte e ridurla al suo valore economico. Che con infinita arroganza pensano di poter privare la comunità di simili opere. Si trovino subito le opere, si condannino i responsabili e i complici. E il governo regionale si assuma tutte le sue responsabilita»!».
Stazzone non è il solo a puntare il dito sulla Regione siciliana. «Manca personale, mancano perfino i custodi a tutelare in nostro patrimonio culturale», spiega Simona Modeo, archeologa, vice presidente regionale di Siciliantica, autrice insieme alla collega Serena Raffiotta dei due volumi «Ladri di antichità» che approfondiscono il tema delle incursioni criminali nel patrimonio artistico, dai tombaroli alle archeomafie fino alle connessioni di con grandi e importanti musei internazionali. «A Messina c’erano custodi e personale sorveglianza – aggiunge Modeo – ma se sono riusciti a rubare opere di Antonello da Messina, significa che qualche falla esiste». Il problema è a monte: «Abbiamo un patrimonio che non riceve l’attenzione che merita – sottolinea – e viene gestito da persone non competenti: incaricati di tutelarlo sono sovrintendenti, direttori dei parchi, nominati da una politica che utilizza il patrimonio culturale per fare propaganda, mentre il sistema di gestione fa acqua da tutte le parti». Dove potrebbero essere finite le tavole? «Probabilmente – risponde – nella disponibilità di un collezionista privato». «La vulnerabilità dei sistemi di sicurezza e sorveglianza dei musei – spiega a sua volta l’archeologa Raffiotta, protagonista della restituzione all’Italia della Testa di Ade – esce a nudo all’improvviso quando è troppo tardi per rimediare al danno. Questa vicenda dimostra come le priorità nella gestione dei luoghi della cultura debbano essere tutti quegli interventi che da ‘dietro le quintè possano garantire al patrimonio culturale mondiale sicurezza, cura e salvaguardia in eterno. Il resto è decisamente collaterale e secondario. Adesso, fossi il presidente della Regione Siciliana, o meglio ancora il Ministro della Cultura, attiverei un piano di verifica immediata dei piani di sicurezza di tutti i siti e musei siciliani, costringendo a investire nella custodia, pena il blocco di ogni altro investimento. Una vicenda di questa gravità non può passare inosservata. Oggi è un brutto giorno, e non solo per Messina e la Sicilia». «Questo furto di opere di Antonello al MuMe – sottolinea a sua volta Caterina Greco, ex direttrice del Museo Salinas di Palermo – è uno tsunami sui beni culturali siciliani. Si dovrebbero dimettere tutti, Assessore, DG, direttore museo. Antonello è, per il grosso pubblico, il più iconico dei pittori siciliani, certo il più noto e amato. Ma al museo di Messina sono conservate anche due opere di Caravaggio di inestimabile valore: il tutto – conclude – in mano a 4 custodi che non sono nemmeno custodi, cioè agenti di pubblica sicurezza con il patentino, e a un sistema di allarme e video sorveglianza che a quanto pare è stato facile violare. Non ce lo meritiamo il nostro patrimonio culturale».
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