Politica

Francesco Guccini, ritrovata dopo quasi trent’anni un’intervista dimenticata in uno scatolone: il libro che racconta il suo legame con l’Emilia e il ricordo di Beppe Carletti – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA

Sono trascorsi già due mesi dalla scomparsa di Francesco Guccini, nella sua casa di Pavana, dove viveva da tempo.

Ottantasei anni, emiliano di Modena, vissuto per oltre cinquant’anni a Bologna, il Maestrone è stato celebrato e ricordato con grande affetto dai colleghi, dalla stampa e dal suo pubblico, una vera e propria “comunità intergenerazionale”.

Ma c’è un piccolo libro, uscito da qualche giorno in libreria, che ci racconta di quel legame con la sua terra, l’Emilia, e con la musica che lì è nata. Si intitola “La locomotiva della memoria. L’intervista ritrovata”. Scritto dall’editore Francesco Aliberti, il volume ci restituisce un piccolo pezzo di storia, dove il cantautore modenese si racconta a un giovane novellarese fresco di laurea (Aliberti, appunto) nel 1998.

Una conversazione sulla lingua, i dialetti, la musica, il futuro e i computer, ma soprattutto sulla memoria, rimasta tanti anni sepolta in uno scatolone e ora tornata alla luce accompagnata dalla prefazione di Beppe Carletti – il Nomade che conobbe Guccini quando tutto poteva ancora accadere – e i contributi di Alessandro Di Nuzzo, Alessandro Scillitani, e Stefano Ferrari.

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo in esclusiva il contributo di Alessandro Di Nuzzo:

Se qualcuno ha mai pensato che il Guc­cio, con il suo carattere da burbero buono, capace di essere estroverso e giovialone tanto quanto di chiudersi in sé stesso in un silenzio impenetrabile e oscuro, sia stato un emiliano anomalo, allora ha capito poco o nulla dell’emilianità.

Perché si sa che la gentilezza, la dispo­nibilità e quella che oggi chiamiamo l’etica orizzontale (definizione sulla quale proba­bilmente il Guccio avrebbe molto da ironiz­zare) sono virtù per le quali un gesto vale più di molte parole. Ed è noto che, finché Guccini visse a Bologna, si poteva tranquil­lamente suonare al campanello di via Paolo Fabbri 43 (meglio, però, non la mattina) ed essere accolti in casa da Francesco pur es­sendo perfetti sconosciuti e solo desiderosi di stringergli la mano.

Ed è proprio all’emilianità non ano­mala ma profonda ed essenziale del Guc­cio che è dedicato questo volume, l’o­maggio al Maestro da una casa editrice emiliana che con le sue canzoni-poesie è cresciuta e che da lui ha imparato tanto. La locomotiva della memoria è una lunga in­tervista che Guccini concesse a Francesco Aliberti nel 1998 per una piccola rivista, «Il Sicomoro», poi ripresa dal «Fatto Quo­tidiano» molti anni dopo. È una riflessione lucida e puntuale sulle radici, sull’identità geografica, linguistica (la grande passione del Guccio), culturale e perché no politica di uno degli autori-chiave della cultura “popo­lare” del dopoguerra italiano. Modena, Bo­logna, Carpi: la loro memoria si mescola in queste pagine ai luoghi fantastici di Borges, ai paesi e ai mari del Sud di Pavese, al Ve­neto di Meneghello, a Gadda. Si conferma una volta di più che quella di Guccini è una voce colta, come diceva Umberto Eco: però mai saccente o accademica. Erudita sì, ma il giusto: perché l’erudizione, la filologia non è altro che una forma d’amore per la cultu­ra, forse alla fine la più sincera, la più fedele. Per completare un volume sull’emilianità di Guccini, ci voleva un ricordo dell’emiliano (novellarese come la casa editrice) che ha vissuto gli anni cruciali della carriera arti­stica sua e del suo gruppo, i Nomadi, insie­me al primo, folgorante, non sempre com­preso Guccini. Beppe Carletti, che ci offre un ritratto pieno di memoria e affetto, con qualche punta di umanissimo rimpianto. E poi le testimonianze di altri due emiliani-gucciniani, il giornalista Stefano Ferrari e il regista Alessandro Scillitani. Tutti concordi nell’affermare che, da oggi, Guccini è con­segnato definitivamente, senza bisogno di consacrazioni, alla cultura italiana oltre che alla musica popolare: e che, se già la sua voce poetica compare nelle antologie sco­lastiche, nei prossimi anni lo sarà ancora di più, a maggior gloria sua e per il maggior beneficio delle generazioni, che non hanno mai smesso di ascoltarla e sempre la ascol­teranno.


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