Sicilia

Forze dell’ordine da ringraziare per i rischi che corrono

A proposito della morte/uccisione di Fakir, interveniamo in punta di piedi per offrire un contributo alla riflessione senza schierarci pregiudizialmente pro o contro e non avendo motivazioni ideologiche o collocazione politica da salvaguardare. Le forze dell’ordine hanno il compito di vigilare perché l’ordine sociale sia mantenuto e, se c’è qualcuno che lo turba o lo compromette, hanno il compito di intervenire su chi disturba col fine di ristabilirlo. Il servizio delle forze dell’ordine è rivolto al bene della collettività in quanto sono interessate a proteggere la serenità della convivenza civile. Avvicinandoci al caso in esame, osserviamo che l’intervento delle forze dell’ordine, mentre deve configurarsi come protettivo nei confronti della collettività, non deve risultare offensivo nei confronti di chi la sta aggredendo. A quanto pare Fakir era in uno stato di agitazione mentale e, in questa situazione incontrollata, sembra che potesse risultare pericoloso per chiunque gli fosse vicino. Di fronte a ciò, diverse persone hanno chiamato in causa le forze dell’ordine, le quali sono intervenute. Come? Il loro primo compito è quello di neutralizzare la persona pericolosa attraverso gli strumenti di cui dispongono, dallo spray urticante, che tende a calmare la persona, alle manette come caso estremo. La neutralizzazione della persona pericolosa non deve avere carattere punitivo, piuttosto preventivo di ulteriore danno e, di per sé, deve essere messo in opera, a sua volta, senza danneggiare l’incriminato per non incorrere nello stesso errore che si vuole bloccare in lui. Nel nostro caso, dalle immagini riprese da qualche occasionale osservatore e più volte trasmesse in Tv, e col beneficio dell’inventario sulla parzialità di questo materiale fotografico, ci sorge la domanda: la neutralizzazione di Kabir è avvenuta nel modo migliore, riuscendo a bloccarlo, evitando di fargli del male, neppure in risposta a qualche sua reazione scomposta, oppure è andata oltre? Questa valutazione non è facile perché un conto è riflettere a mente serena (come stiamo facendo noi), un conto è avere a che fare con una persona che ha perso il controllo di se stessa e che diventa un pericolo anche nei confronti di chi sta cercando di bloccarla. Che la polizia dovesse intervenire non è in discussione; la domanda terribile che resta sospesa è se la morte di Kabir può essere riconducibile a qualche aspetto dell’intervento della polizia (per esempio, la pancia in giù con evidenti difficoltà di respirazione e/o il ritardo di intervento del personale dell’ambulanza), che ha fatto precipitare la situazione. Qui ci fermiamo perché da un lato, non ci sfiora l’idea che le forze dell’ordine, nell’esercizio del loro dovere, volessero fare del male a Fakir e non piuttosto volessero renderlo innocuo; dall’altro lato, Fakir ha perso la vita e questa è una cosa terribile per lui, per i suoi cari e… per noi!

L’articolo completo nell’edizione cartacea e in quella digitale


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