Liguria

Fine vita, rinviato il voto sul suicidio assistito in Liguria: la legge torna in aula tra due mesi


Genova. Doveva essere votata oggi in consiglio la legge regionale sul fine vita firmata dall’opposizione sulla base della proposta Liberi subito dell’associazione Luca Coscioni. Alla fine però la maggioranza ha deciso per un rinvio in commissione che fa slittare la discussione di altri due mesi. Il testo era stato depositato per la prima volta nel 2024, poi le dimissioni di Giovanni Toti e le conseguenti elezioni avevano interrotto l’iter, riattivato in questa consiliatura da Gianni Pastorino della Lista Orlando.

Presente in aula anche Marco Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni, insieme ad altri attivisti: “È arrivata l’ora della responsabilità – aveva detto all’inizio della seduta -. Il rinvio sarebbe solo un ritardo rispetto a un momento che deve arrivare: assumerci la responsabilità se preferire che ogni singola azienda sanitaria si organizzi come può e come crede oppure dare alle aziende sanitarie un quadro di regole certo, che dia garanzie a chi soffre e dia garanzie ai medici. Questa è la scelta che devono prendere. Il resto sono storie inventate: che il Parlamento stia discutendo una legge è una falsità della quale sono perfettamente consapevoli”. 

Il rinvio consentirà di prendere tempo al centrodestra, attraversato da sensibilità diverse che si incrociano con la battaglia politica intrapresa a livello centrale dal governo Meloni contro le Regioni che hanno approvato leggi in materia. Finora sono finite nel mirino Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, tutte amministrate dal centrosinistra, ma non ancora il Veneto, dove la presenza di una giunta allineata creerebbe non pochi imbarazzi in periodo pre-elettorale. E proprio l’eventualità di un’impugnativa è alla base della reticenza di Bucci, che sostiene invece la necessità di una legge nazionale.

Le forze di opposizione “prendono atto del rinvio” e commentano: “Vogliamo evitare ogni polemica e ci auguriamo che questi due mesi portino buon consiglio alla maggioranza. Il rinvio può essere utile se apre un confronto vero, nel rispetto delle diverse sensibilità. Non vorremmo, invece, che diventasse un passaggio burocratico per sottrarre al Consiglio una discussione politica che deve affrontare. Su un tema così delicato, che non è programma di governo della maggioranza, non è possibile che non prevalga una libertà di voto. Chiediamo che ogni consigliera e ogni consigliere possa esprimersi nel merito, con libertà di coscienza e rispetto per le posizioni degli altri. Trasformare questa discussione in uno scontro tra maggioranza e opposizione sarebbe un errore, e da parte nostra non c’è alcuna intenzione di farlo”.

“Le ultime pronunce della Corte costituzionale hanno precisato il quadro delle competenze regionali in una materia particolarmente delicata e complessa. Per questo la maggioranza ritiene necessario un ulteriore approfondimento in commissione, che consenta di esaminare il testo alla luce della più recente giurisprudenza costituzionale e a tutte le forze politiche un ulteriore approfondimento nel merito – scrivono in una nota i gruppi del centrodestra -. C’è poi un altro elemento da considerare: alcune parti del testo della Regione Toscana sono state dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale, tanto che il consigliere Pastorino, primo firmatario della proposta di legge sul fine vita in Liguria, ha presentato alcuni emendamenti che riteniamo opportuno e importante discutere nella sede competente”.

“Impugnare le leggi regionali si sta rivelando un boomerang totale per il governo, perché queste leggi intanto sono già in vigore, tutte – ha aggiunto Cappato -. E ogni volta che la Corte costituzionale è chiamata a esprimersi conferma la responsabilità del servizio sanitario e quindi delle Regioni”. “Loro – ha aggiunto l’attivista riferendosi al governo Meloni – stanno cercando in ogni modo di impedire alle Regioni di fare quello che la Corte costituzionale invece ha già detto che è un dovere dire“. Perché? “La persona che ha in mano il dossier si chiama Alfredo Mantovano – ha ricordato il presidente dell’associazione Coscioni menzionando il suo coinvolgimento nel caso di dj Fabo – cioè la persona che in modo più forsennato in Italia, a un certo livello istituzionale, si oppone a qualsiasi avanzamento di diritti sul tema del fine vita“.

I requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito – completamente gratuito – sono quelli fissati dalla Corte costituzionale nella sentenza Antoniani/Cappato del 2019: la persona deve essere affetta da una patologia “irreversibile” con sofferenze fisiche o psicologiche reputate intollerabili e “tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale”, ma anche “pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”, esprimendo il suo proposito in modo “libero e autonomo, chiaro e univoco”.

Nel frattempo, nel 2026 in Liguria si sono verificati i primi due casi di suicidio medicalmente assistito: prima Silvano V., 56 anni, affetto da sclerosi multipla progressiva, poi Stefano, nome di fantasia, 66 anni, completamente paralizzato a seguito di un trauma cervicale. In entrambi i casi il percorso è avvenuto all’interno della sanità regionale, con farmaco e strumentazione forniti dal servizio sanitario nazionale, ma solo dopo lunghi tempi di attesa e diffide legali alle aziende sanitarie.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »