Festival di Spoleto, sette Veneri per un Adone al Festival nella rilettura della Isango ensemble

di Tommaso Burger
“Venus e Adonis”, in scena al Teatro Romano per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, rilegge in chiave contemporanea e sotto la lente della cultura sudafricana il testo di Shakespeare, tratto dal mito greco, autore cardine della cultura teatrale occidentale. Il poema narra la disperata infatuazione della dea Venere per il giovane e schivo Adone, che respinge le sue offerte amorose preferendo la caccia: la vicenda si chiude tragicamente quando il ragazzo viene ucciso da un cinghiale, lasciando Venere a piangerne la morte e a predire che l’amore sarà per sempre accompagnato dal dolore.
Con questa reinterpretazione in forma di teatro musicale, la compagnia Isango ensemble, fondata nel 2000 dal regista Mark Dornford-May e dalla cantante e regista Pauline Malefane, ai quali si è poi affiancato il compositore Mandisi Dyantyis come direttore musicale, è un esempio eccellente di come un testo classico possa essere decolonizzato senza perdere la sua universalità.
Lo spettacolo porta in scena una mole importante di persone tra musicisti, cantanti e performer, che con voci, marimbas, tamburi, bidoni e barili, raccontano il mito di Venere e Adone nella versione del Bardo, con una commistione di linguaggi che traduce il testo in xhosa, zulu, tswana, oltre a mantenere alcune linee in inglese, scegliendo deliberatamente di non utilizzare sovrattitoli.
Il rischio di incomprensione è fugato da una traduzione che conserva la musicalità del sonetto shakespeariano e da una partitura fisica che rende tutto chiaro: la barriera linguistica viene superata dalla messa in scena, a riprova della possibilità di una comunicazione globale al di sopra della parola. Le voci, insieme alla composizione ritmata e incessante, sono piene, prorompenti e ingombranti, tra il canto operistico e le dinamiche del musical; sono voci che diventano storia, dialogo, foresta, uccelli e canto di cicale e grilli. Cori che sono personaggio, folla e individuo.
Applicare le categorie estetiche occidentali a questo spettacolo sarebbe un atto doppiamente coloniale e infruttuoso: è piuttosto necessario aprirsi a nuove categorie, a nuove idee e modalità, e lasciarsi attraversare da un lavoro dal forte valore culturale.
Il pubblico di Spoleto accoglie con entusiasmo la compagnia, con applausi e una parziale standing ovation, nonostante qualche commento fuori luogo che serpeggiava tra le sedute.
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