Festa di Liberazione: abbattere il muro del “solo noi”
Debbo ammettere, francamente, che la spinta forte a parlare del 25 aprile mi è giunta da Mariano Bignami, un ex partigiano socialdemocratico, riconosciuto universalmente come patriota, che ha combattuto contro i nazisti nel lontano 1944, come componente della quarta brigata “Venturoli Garibaldi”, ed è considerato una voce moralmente superiore, al di sopra di qualsiasi elaborazione storica e politica fatta su quel periodo.
In un contraddittorio con l’Onorevole Bruno Solaroli, allora Presidente dell’Associazione nazionale Partigiani d’Italia di Imola, ebbe a dire “Chi è oggi l’A.N.P.I e da chi è rappresentata? Cosa ne sa e come può giudicare lui (Solaroli) la lotta partigiana al nazifascismo visto che all’epoca aveva solo 4 anni? Nel tempo mi sono reso conto che l’associazione era diventata una costola di estrema sinistra comunista e ne uscii”.
A dar manforte alla lettura della lotta partigiana di Bignami è giunto il nostro Presidente Mattarella il quale, per placare la feroce diatriba sorta sul chi avesse diritto a vantare la assoluta e non condivisibile primogenitura delle manifestazioni, ha sentenziato in maniera forte ed inequivocabile “Vi furono uomini liberi che sbarcarono nell’Italia occupata e versarono il loro sangue anche per la nostra libertà. A questi caduti rivolgiamo un pensiero riconoscente. Il loro sangue è quello dei nostri fratelli. Tra questi non possiamo dimenticare i 5.000 volontari della Brigata Ebraica, italiani e non, giunti dalla Palestina per combattere con il loro vessillo in Toscana e in Emilia-Romagna”. Praticamente, con due sole frasi, Mattarella ha abbattuto quel muro, colorato di rosso vivido, che divideva il gruppo dei “solo noi” dal nutrito drappello degli “anche noi”, facendo cambiare il colore, di quel che rimane del muro, in un rosa pallido. In alcuni casi gli stessi accaniti sostenitori della mitologia partigiana, dopo aver negato qualsiasi cosa per settanta anni ora ammettono, a bassa voce e con evidente imbarazzo, che “in realtà qualche errore e qualche eccesso effettivamente ci furono”.
Non commetterò l’errore di operare revisionismo storico, che rende i fascisti vittime e i comunisti assassini e questo perché i partigiani non erano tutti comunisti. Il movimento di resistenza partigiano era composto sia da brigate ispirate al comunismo, che da altre ispirate al socialismo o al social-liberalismo e c’erano poi i partigiani bianchi spesso (per non dire sempre) dimenticati. Quindi definire i partigiani di tutta Italia comunisti, mi sembra un po’ superficiale se non pro domo…loro.
Un dato certo è rappresentato dal fatto che l’Azione Cattolica contò 1.279 iscritti e 202 assistenti ecclesiastici, uccisi. Gino Pistoni, Aldo Gastaldi, Luigi Pierobon, Giuseppe Perotti e tanti altri: giovani ispirati dal Vangelo diedero la vita per un’Italia libera e democratica. Tra essi anche tanti (ma veramente tanti!) sacerdoti e tante donne. Come anche la medaglia d’oro al Valor Civile assegnata alla Città di Barletta nel 1998 con la motivazione “Occupata dalle truppe tedesche all’indomani dell’armistizio, la città si rese protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce e sanguinosa rappresaglia, contò numerose vittime tra i militari del locale presidio e i civili che, inermi e stremati dalle privazioni, furono in molti casi passati per le armi sul luogo ove attendevano alle quotidiane occupazioni. Splendido esempio di nobile spirito di sacrificio ed amor patrio”, è il chiaro esempio di come sia impossibile assegnare un’unica colorazione politica all’agire di una intera Città che si oppose, versando il proprio sangue, a chi voleva privarci della libertà.
Si ricordano giustamente le 365 vittime innocenti della strage nazista delle Fosse Ardeatine, mentre è stata rimossa dalla storia un’altra orribile strage, quella di Oderzo dove, a guerra finita, 598 tra allievi ufficiali e soldati della Guardia Nazionale Repubblicana furono fucilati dai partigiani e gettati nel Piave dopo la loro resa. Si celebra la strage nazista di Marzabotto, ma si dimentica la strage partigiana di Schio. Di vicende come queste la storia, quella vera, ne è piena…purtroppo!
A questo punto, da una parte, potrebbe essere messa su la solita stucchevole tesi di comodo secondo cui da una parte, quella dei buoni, c’era chi combatteva per la libertà, mentre dall’altra parte, i cattivi, c’erano i sostenitori della tirannide nazifascista. Quindi, secondo questa “tesi”, quei crimini dovrebbero essere giustificati dal presunto nobile fine. Se dovesse prevalere questa logica qualunque crimine, anche il più efferato, sarebbe giustificato, basta inventarsi una motivazione più o meno plausibile, tanto a renderla credibile ci pensa l’autocensura degli “storici” che per conformismo tacciono colpevolmente. Per motivi anagrafici non ho conosciuto il Fascismo e anch’io, come la maggior parte degli italiani, sono cresciuto a pane e resistenza avendo appreso la storia in maniera superficiale dai libri di testo, dai programmi televisivi e attraverso la cinematografia imperniata sui soliti luoghi comuni che vede i cattivi da una parte e i buoni dall’altra, solo che non mi sono accontentato, una volta diventato “grande”, della verità ufficiale e ho voluto approfondire le mie conoscenze. Il risultato? Il risultato è stato che mentre colmavo i miei vuoti, i dubbi aumentavano. Dubbi che a tutt’oggi nessuno è stato in grado di sciogliermi.
Michele GRIMALDI, Storico ed Archivista
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