Abruzzo

Febbre nei bambini, oltre 20mila genitori coinvolti nello studio presentato dal pediatra ortonese Di Ludovico


È stato presentato a Lazise sul Garda (Verona), durante il 20esimo congresso di Pediatria online e il 10° congresso nazionale Sipec uno studio nazionale dedicato alla percezione della febbre nei bambini, ideato e coordinato da Armando Di Ludovico, pediatra di libera scelta di Ortona.

Il lavoro, realizzato insieme a un network di pediatri provenienti da tutta Italia, ha raccolto oltre 20.000 risposte da genitori italiani attraverso una survey online focalizzata su paure, convinzioni e comportamenti durante gli episodi febbrili nei bambini. Per numerosità del campione, rappresenta una delle più ampie raccolte dati mai riportate in letteratura su questo tema.

Lo studio affronta il fenomeno della cosiddetta “fever phobia”, termine introdotto in letteratura per descrivere la paura eccessiva della febbre nei bambini, ancora oggi molto diffusa tra i genitori nonostante le evidenze scientifiche disponibili.

“La paura della febbre ha radici molto antiche”, spiega Di Ludovico. “Per secoli malattie gravissime come peste, malaria, influenza spagnola o recentemente il Covid si presentavano con febbre elevata e avevano spesso esiti drammatici. Questo ha contribuito a consolidare nell’immaginario collettivo l’idea della febbre come qualcosa di pericoloso in sé, piuttosto che come un meccanismo di difesa dell’organismo”.

“Volevamo capire non solo come i genitori trattano la febbre, ma soprattutto come la vivono”, continua il pediatra di Ortona. “Dietro un numero sul termometro spesso ci sono ansia, paura di sbagliare e bisogno di rassicurazione”.

Tra i dati più significativi emersi dallo studio vi è una frequente tendenza alla somministrazione precoce di antipiretici, talvolta indipendentemente dalle reali condizioni cliniche del bambino, oltre alla persistenza di convinzioni errate ancora molto diffuse, come il timore che la febbre possa causare danni neurologici permanenti o che gli antipiretici possano prevenire le convulsioni febbrili.
“Molti genitori continuano ad associare la febbre a un pericolo immediato”, sottolinea Di Ludovico. “Questo può tradursi in trattamenti anticipati, richieste di consulenze non sempre necessarie e accessi impropri ai servizi sanitari”.

Lo studio evidenzia infatti come oltre il 60% dei genitori contatti il pediatra o esegua una accesso in pronto soccorso entro le prime 48 ore dall’esordio della febbre.

Secondo Di Ludovico, il fenomeno è strettamente collegato anche al nuovo ecosistema digitale in cui le famiglie cercano informazioni sanitarie, spesso molto eterogenee per accuratezza, tono e rigore informativo.

“Oggi i genitori cercano risposte online molto prima del contatto con il medico”, afferma. “I social media hanno cambiato profondamente il modo in cui viene percepita la febbre. Tuttavia, il dato forse più importante emerso dal nostro studio è che il pediatra continua a essere considerato la figura più autorevole e rassicurante”.

L’obiettivo del lavoro, spiegano gli autori, è contribuire a colmare il gap informativo che ancora accompagna uno dei sintomi più comuni dell’età pediatrica, migliorando il counseling e la comunicazione tra pediatri e famiglie e integrandolo con il nuovo scenario digitale.

“La febbre non è solo un valore numerico”, conclude Di Ludovico. “È un’esperienza emotiva che coinvolge tutta la famiglia. E oggi più che mai non basta curarla: bisogna anche spiegarla”

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