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Farina e Ascari, chi erano gli italiani ad aver vinto il Mondiale di F1 prima di Antonelli

Prima di Kimi Antonelli solo due piloti italiani hanno vinto il Mondiale di F1: Giuseppe Emilio ‘Nino’ Farina, nel 1950, e Alberto Ascari per due volte, nel 1952 e 1953. Farina fu il primo campione iridato in assoluto. Torinese, figlio di Giovanni fondatore degli “Stabilimenti Farina”, una delle più antiche ed importanti carrozzerie automobilistiche dell’epoca, e nipote di Giovanni Battista, a sua volta fondatore della famosa Pininfarina, iniziò a correre a 19 anni. Pilota aggressivo, spesso vittima di incidenti o ritiri crebbe molto grazie ai consigli dell’amico Tazio Nuvolari. Ingaggiato nel 1936 dalla Ferrari rimase in Rossa un solo anno giungendo 2° alla Mille Miglia. Successivamente strappò un contratto con l’Alfa Romeo con cui rimase anche dopo la guerra disputando il primo Mondiale della storia.

Giuseppe Nino Farina

Giuseppe Nino Farina 

Farina, il primo campione del mondo

Dei 7 eventi in programma ne vinse 3 (Gp di Gran Bretagna, di Svizzera e d’Italia) chiudendo il campionato con 30 punti davanti a Fangio (27). L’anno dopo Fangio si prese la rivincita con Farina che chiuse la classifica generale al 4° posto con un solo successo, nel Gp del Belgio. Nel 1952 tornò in Ferrari e terminò l’annata al 2° posto dietro al compagno di scuderia Ascari finendo 4 volte 2°. Con la Rossa disputò altri 3 Mondiali (1953, 1954 e 1055): nella prima stagione giunse 3° dietro ancora ad Ascari e Fangio vincendo il suo ultimo Gp, quello di Germania. Nella seconda e nella terza prese parte a soli 5 Gp. Lasciata la F1 partecipò nel 1956 alla 500 Miglia di Indianapolis e l’anno dopo chiuse la carriera a 51 anni. Morì il 30 giugno 1966 a 60 anni a causa di un incidente stradale: mentre era in viaggio verso il Circuito di Reims-Gueux per assistere al Gp di Francia, si schiantò contro un albero a bordo della sua Ford Cortina Lotus, nei pressi del villaggio di Aiguebelle, vicino a Chambery, perdendo la vita. E’ sepolto nel cimitero monumentale di Torino.

Ascari, unico italiano ad aver vinto 2 Mondiali e 13 Gp

Alberto Ascari, milanese classe 1918, è a tutt’oggi l’italiano ad aver vinto il maggior numero di corse di F1: 13 tra il 1950 e il 1955. Oltre a ciò conquistò 17 podi e 14 pole position. Figlio d’arte (il papà Antonio fu un pilota degli anni ’20), iniziò la sua carriera motoristica a soli 18 anni garaggiando nelle corse motociclistiche. Il passaggio all’automobilismo avvenne nel 1940 esordendo con la Milla Miglia. Lo scoppio della guerra lo costrinse a fermarsi fino al 1947 quando riprese a guidare ingaggiato dalla Maserati. Nel 1949 firmò con l’emergente scuderia Ferrari con cui prese parte ai primi 4 Mondiali di F1. Dopo il 5° posto nella prima edizione e un secondo nel 1951 dominò l’edizione dl 1952 vincendo ben 6 delle 8 otto corse in calendario, record battuto solo nel 2023 da Max Verstappen. In quell’anno si aggiudicò l’alloro iridato con il massimo dei punti possibili (36), cosa che in seguito riuscirà solamente a Jim Clark nel 1963 e nel 1965.

Morì a Monza a soli 37 anni

L’anno seguente si ripetette vincendo 5 Gp e chiudendo con 34,5 punti. Nel 1954 Ascari decise di lasciare la Ferrari e passare alla Lancia con cui vinse la Mille Miglia. Al Mondiale di F1 la scuderia si presentò con una D50 non all’altezza delle rivali e Ascari collezionò solo ritiri. Il 26 maggio 1955, pochi giorni prima del Gp di Supercortemaggiore, a Monza, venne invitato dai colleghi Villoresi e Castellotti all’autodromo della città brianzola per provare una Ferrari 750. All’ultimo dei 3 giri di prova, la vettura sbandò, si capovolse e schiacciò il pilota, che morì sul colpo. In seguito alla sua morte la Lancia annunciò l’addio alle competizioni e cedette tutto il materiale tecnico, vetture e motori, alla Ferrari. E’ sepolto al cimitero monumentale di Milano.


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