Liguria

Fabrizio De André, 27 anni dalla morte. Salis: “Ci ha insegnato a guardare Genova senza filtri”

Genova. Ventisette anni senza Fabrizio De André. L’11 gennaio 1999 moriva a soli 58 anni, stroncato da un carcinoma polmonare, uno dei cantautori più amati dai genovesi. Nato a Genova Pegli il 18 febbraio 1940, in una famiglia alto-borghese – il padre Giuseppe sarebbe diventato vicesindaco repubblicano e poi presidente dell’Eridania – in una carriera artistica lunga quarant’anni incise 14 album in studio e diversi singoli.

Amico sin da ragazzo di Paolo Villaggio – fu lui ad attribuirgli il soprannome Faber – è stato esponente di spicco, forse il massimo, della cosiddetta “scuola genovese”. Anarchico e pacifista, cantore degli ultimi ed emarginati. Canzoni come Creuza de Mâ, Bocca di rosa, Il pescatore, Via del Campo fanno parte indelebilmente della cultura genovese e italiana e spesso, trapassate anche alle nuove generazioni.

Proprio Creuza de Mâ, lo scorso anno, è stata portata sul palcoscenico del festival di Sanremo in un duetto tra Bresh – secondo molti uno degli “eredi” artistici di Faber – e dal figlio di Fabrizio De André, Cristiano. I due, Bresh e Cristiano, proprio oggi hanno dedicato un pensiero “social” alla scomparsa del cantautore a loro così vicino, con un selfie postato dai tetti di Genova. “Un’improvvisata che tocca il destino con un dito, che bel 11 gennaio”, scrive Bresh.

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Due giorni dopo la morte, il 13 gennaio del 1999, oltre 10mila persone parteciparono ai funerali di De André nella basilica di Santa Maria Assunta di Carignano. Nella sua bara vennero messi un pacchetto di sigarette, una sciarpa del Genoa, sua squadra del cuore, alcuni biglietti, un naso da clown e un drappo blu. Le ceneri sono state disperse, per sua espressa volontà, nel Mar Ligure, al largo di Genova, sebbene il suo nome compaia anche all’interno della tomba di famiglia al cimitero di Staglieno, nello stesso loculo del fratello Mauro.

“La sua chitarra, le sue parole ci hanno insegnato a guardare Genova e la vita senza filtri, ad ascoltare chi resta ai margini, a riconoscere dignità anche dove è più difficile vederla – scrive la sindaca di Genova Silvia Salis – De André ha dato voce a un’umanità fragile e ostinata, che è anche l’anima più profonda della nostra città. Le sue canzoni continuano a parlarci degli ultimi, delle libertà negate e di quelle ancora da conquistare. E continuano a ricordarci chi siamo e chi possiamo essere. I suoi messaggi continuano interrogarci a metterci di fronte alle tante contraddizioni del nostro presente. La sindaca aggiunge: “con affetto, gratitudine e un po’ di nostalgia, Genova riconoscerà sempre quanto il suo sguardo libero abbia contribuito a rafforzare l’identità culturale della nostra città. Ciao Faber, ci manchi”.

A Fabrizio De Andrè saranno dedicati ampi spazi nella Casa dei Cantautori, il percorso museale che sarà allestito dalla Regione Liguria nell’abbazia di San Giuliano in corso Italia. I lavori per quella struttura, però, sono ancora in corso.

A distanza di quattro anni dalla presentazione, infatti, il consolidamento del complesso che dovrebbe ospitare il museo non è ultimato: i cantieri dovrebbero chiudere a maggio del 2026. I locali saranno però consegnati “al grezzo”, senza cioè un allestimento museale. Lo stato dell’arte era stato oggetto, di recente, di un’interrogazione in consiglio comunale.




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