Marche

«Siamo fuggiti da Dubai per paura, in auto e poi a piedi fino all’Oman». Il racconto del fermano Ludovico Vallasciani


PORTO SAN GIORGIO Dopo aver sentito i missili infrangersi sopra il cielo di Dubai e i detriti cadere in città, la fuga con un’auto a noleggio verso il deserto, due chilometri percorsi a piedi verso il confine con l’Oman, il soggiorno in un hotel, in attesa degli sviluppi della delicata situazione internazionale. Un weekend concitato, quello vissuto da una coppia di marchigiani che si trovava negli Emirati Arabi per lavoro. 

Lui è Ludovico Vallasciani, 34enne pubblicitario di Fermo, insieme alla moglie, originaria di Porto San Giorgio. Per motivi professionali trascorrono circa tre mesi l’anno in quella zona del Medio Oriente, diventata ormai una seconda casa. Sabato, dopo l’attacco statunitense e israeliano all’Iran e la reazione di Teheran, anche a Dubai si sono vissute ore di tensione. «Non avevo mai vissuto i bombardamenti – racconta Vallasciani – sabato abbiamo sentito forti esplosioni e visto missili intercettati, con dei detriti caduti in strada. Abbiamo passato la notte in bianco tra alert e notizie che si susseguivano, domenica abbiamo deciso di prendere un’auto a noleggio spostandoci verso un’area più interna e più tranquilla, insieme ad un’altra coppia di italiani. Anche se a Dubai fondamentalmente la situazione era sicura non ce la siamo sentita di rimanere, abbiamo avuto paura. È stato scioccante». Per motivi burocratici, però, non era possibile attraversare il confine con l’auto noleggiata, così la coppia ha dovuto percorrere l’ultimo miglio a piedi, sotto il sole, attraversando la frontiera tra Emirati e Oman a piedi. Un totale di circa quattro ore di viaggio, ovviamente con il cuore in gola. «Ci hanno controllato i documenti e rilasciato il visto, sono stati tutti molto gentili – continua Vallasciani – Abbiamo preso una stanza in hotel a Sohar». Chiaramente i familiari del gruppo si sono preoccupati e loro hanno cercato di tranquillizzarli. «Vediamo giorno per giorno, fino a domenica era tutto chiuso, ci auguriamo che la situazione si calmi per poter rientrare a casa», aggiunge Vallasciani. Uno scenario impensabile fino ad appena qualche giorno fa, per i tanti italiani che vivono e lavorano negli Emirati Arabi. I primi missili intercettati, i bagliori che hanno squarciato il cielo, sono stati una sorpresa e anche uno choc per tutti, anche perché non erano arrivate comunicazioni ufficiali.

Il futuro

Il primo alert sui telefoni è arrivato intorno alle due di notte, con l’invito a mantenere la calma, a restare in casa e a tenersi a distanza dalle finestre. Attraverso i canali istituzionali il governo locale ha continuato a fornire aggiornamenti e comunicazioni anche nelle ore successive. Vallasciani spiega di aver cercato di riavvicinarsi alla normalità dopo il comprensibile spavento per la situazione vissuta, provando a riaccendere il computer e a sentire collaboratori e clienti. «Adesso – conclude il 34enne – cercheremo di avvicinarci alla capitale Mascate e poi vediamo in aeroporto se c’è la possibilità di prendere un volo per il rimpatrio. Viviamo alla giornata».




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