Fa causa alla Germania, che pagherà 85mila euro. L’ex internato Quinto Nunzi di Civitanova (morto nel 2024) risarcito 80 anni dopo

CIVITANOVA La Germania dovrà risarcire gli eredi di Quinto Nunzi. Riconosciuti dal Tribunale di Roma, sezione civile, i crimini di guerra e contro l’umanità che l’allora giovane soldato civitanovese ha dovuto subire. Stabilito un risarcimento di 85.834 euro che dovrà pagare, secondo la sentenza di primo grado, la Repubblica Federale di Germania. Quinto Nunzi è scomparso l’11 settembre del 2024 dopo aver superato il secolo di vita. Era nato a Campofilone l’11 gennaio del 1924. Ma 659 giorni della sua vita gli sono stati sottratti dai nazisti: tanto è durato il suo internamento, sofferto tra il 9 settembre del 1943 e il 29 giugno del 1945.
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La vicenda
Deportato prima in Germania e poi in Polonia subito dopo l’Armistizio, è stato internato nel campo di lavoro di Myslowitz, non lontano da Cracovia. Un campo nazista che faceva parte del complesso di Auschwitz. Il Tribunale ha stimato l’importo calcolando 130,25 euro per ogni giorno di prigionia. Che, però, non è stata una detenzione che ha seguito i canoni della convenzione di Ginevra: la sentenza ha riconosciuto che è stata «caratterizzata da riduzione in schiavitù, privazione dei mezzi di sussistenza e violazione della dignità umana».
La decisione
I giudici hanno rilevato che «il diritto internazionale, sia di natura consuetudinaria che pattizia, reca la regola della imprescrittibilità dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità». A promuovere e sostenere l’azione civile sono stati gli avvocati Alessandra Piccinini e Dino Gazzani, che hanno dovuto misurarsi non solo con l’eccezionale complessità del contesto giuridico, ma anche con delicatissimi ostacoli di natura processuale, legati alla particolarità del giudizio civile contro uno Stato estero sovrano. Quinto, purtroppo, non ha potuto assistere all’epilogo favorevole del percorso avviato per avere giustizia. I suoi familiari (in particolare i figli Tonino e Fabiola) hanno espresso soddisfazione per un verdetto che, più che un indennizzo economico, «rappresenta un riconoscimento morale delle sofferenze subite e della sua dignità violata». Fondamentali per l’accoglimento della domanda sono state le indagini dello storico Vito Carlo Mancino, che ha documentato le condizioni del lager di Myslowitz, e la consulenza scientifica della dottoressa Margherita Carlini, criminologa forense, affiancata dalla dottoressa Stefania Giglio, che ha contribuito alla ricostruzione psicoforense del vissuto traumatico del militare. «La vicenda di Nunzi — sostengono i legali – internato dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, liberato nel 1945 in condizioni di grave deperimento fisico costituisce ora un precedente giurisprudenziale significativo sul fronte del risarcimento dei crimini internazionali in sede civile».




