ex manager di Autostrade condannato a 12 anni
Dopo quasi 8 anni e 284 udienze sono arrivate le condanne per coloro che sono stati ritenuti responsabili del crollo del Ponte Morandi a Genova nel quale persero la vita 43 persone. Era il 14 agosto del 2018 e in quel tratto autostradale stavano transitando anche due giovani aretini, due fidanzati, Stella Boccia e Carlos Trujillo. La loro auto finì giù nel crollo e morirono insieme agli altri che, per motivi di lavoro o per andare in vacanza, si trovarono sul ponte che sovrastava il torrente Polcevera.

La sentenza, attesa per le 14, è arrivata puntuale. Il presidente del collegio giudicante ha iniziato a leggere il dispositivo dopo aver terminato la camera di consiglio. Come riferisce Genova Today, Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, è stato condannato a 12 anni. Castellucci, già condannato per la strage di Avellino, si trova attualmente nel carcere di Opera a Milano. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una condanna di 18 anni e sei mesi.
Un’altra condanna è arrivata per Mauro Coletta, ex direttore vigilanza Mit su concessioni autostradali che dovrà scontare 5 anni di pena.
Tutte le condanne
Condannato a dodici anni Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia.
Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni, Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni di Aspi è stato condannato a 6 anni, Mauro Malgarini, ex direttore ufficio manutenzione opere strutturali di Aspi a 7 anni, Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi a 8 anni e 6 mesi e Paolo Berti, ex direttore operazioni centrali di Aspi a 5 anni e 6 mesi
Mauro Coletta, ex direttore vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali è stato condannato a 5 anni, Carmine Testa, ex direttore ufficio ispettivo Mit Genova a 4 anni e 2 mesi. Assolto, in parte per avvenuta prescrizione, Giovanni Proietti, ex dirigente vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali. Assolto anche Bruno Santoro, ex dirigente della divisione tecnica del Mit.
Sono queste le decisioni della prima sezione penale del tribunale di Genova, in primo grado, nei confronti degli ex dirigenti del Mit per il crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto 2018 che costò la vita a 43 persone.
Il commento
Uno dei primi commenti arrivati sulla sentenza è proprio di Edoardo Rixi, deputato e viceministro al Mit: “La sentenza segna un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del Ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali va ancora una volta la mia più sincera vicinanza. Il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza. È giusto che le responsabilità siano state finalmente accertate. Resta però una riflessione che non possiamo ignorare: ci saremmo augurati un percorso giudiziario più rapido. Otto anni per arrivare a una sentenza di primo grado sono un tempo lunghissimo, soprattutto per chi ha atteso giustizia convivendo ogni giorno con un dolore che non si è mai spento. Ora è il momento di guardare avanti. Nel ricordo delle vittime abbiamo il dovere di continuare a investire sulla sicurezza delle infrastrutture, affinché una tragedia come quella del 14 agosto 2018 non possa mai più ripetersi”.
Nella giornata di ieri era arrivata la lettera di scuse firmata da Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Quello sul crollo del Ponte Morandi è stato uno dei processi di primo grado più lungo e imponente vista anche la mole di imputati, 57, per i quali in tutto la procura aveva chiesto quasi 400 anni di carcere.
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