Economia

Ex Ilva, torna in campo Jindal. Urso: “Ha presentato manifestazione di interesse”

MILANO – Nella vicenda dell’ex Ilva torna in campo il gruppo indiano Jindal, già nella partita lo scorso anno (salvo poi sfilarsi dall’asta per l’acciaieria nel momento dei rilanci) e più recentemente apparso come possibile partner di Flacks. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, riferendo al Senato della grave situazione di Taranto ha però rappresentato una novità dell’ultima ora: “I commissari poco fa mi hanno dato una notizia particolarmente rilevante, il gruppo indiano Jindal, primario operatore su scala globale, ha presentato anch’esso ieri sera una manifestazione d’interesse per l’intero complesso siderurgico con un piano industriale ambizioso, garantendo il processo di piena decarbonizzazione”, ha detto spiegando che i commissari valuteranno anche questa offerta oltre a quella di Flacks. Si profilano dunque come opzioni alternative: “Spetterà ora ai commissari approfondire anche tale offerta e porla in comparazione con quella di Flacks, ove si riscontrasse la sostenibilità delle stesse, perché la nostra procedura di gara, a differenza di quanto si fece allora con Mittal, è davvero competitiva, consentendo anche il miglioramento comparativo dell’offerta al fine di meglio garantire l’interesse nazionale”, ha sottolineato Urso. “E comunque, come sanno gli offerenti, eserciteremo anche il diritto di golden power per garantire al meglio ogni aspetto del processo industriale e della decarbonizzazione ambientale”.

Urso ha assicurato che è il momento culminante della vicenda. Quest’informativa “è l’occasione per fare il punto in un momento decisivo per quello che speriamo possa presto tornare ad essere l’impianto siderurgico più importante d’Europa”, ha detto al Senato. Momento decisivo perché l’Europa “deve imboccare subito con decisione e senza infingimenti la strada dell’autonomia strategica anche nel campo della sicurezza e l’Ilva è certamente considerata da tutti un’architrave di questa architettura”. E anche perché “sia gli interventi di messa in sicurezza e di manutenzione, sia il confronto negoziale con possibili acquirenti sono prossimi alla svolta“, l’aggiunta di Urso.

In un passaggio della sua relazione ha rinnovato “le condoglianze alle famiglie degli operai Loris Costantino e Claudio Salamida deceduti a causa degli incidenti sul lavoro nello stabilimento di Taranto durante le operazioni di manutenzione. Il dolore per il loro sacrificio è monito per tutti affinché la sicurezza sia posta al primo posto”. Tornando alle questioni industriali, ha detto che il piano “corto” in corso di realizzazione e non è un piano di chiusura ma di ripartenza. Nel dettaglio “proseguono le attività di manutenzione e di revamping degli altiforni, con rispetto dell’Aia”. Qualche settimana fa è ripartito il secondo forno, dopo 2 anni di inattività, “in sostituzione di Afo1 che è stato posto sotto sequestro probatorio dalla procura di Taranto”. Uno stop, arrivato dopo l’incendio di maggio 2025, che il ministro quantifica in danni per 4 milioni di euro al giorno con un pregresso stimato in 2,5 miliardi che ha portato alla rottura con Baku-Steel. Sempre riferendosi alle vicende giudiziarie, Urso ha poi definito “una mina” sulla vendita dell’azienda la recente sentenza del Tribunale di Milano che ha imposto la data del 24 agosto all’azienda per l’adeguamento delle prescrizioni ambientali dell’Aia di agosto 2025 che lo stesso Tribunale ha definito carenti.

Venendo ai prossimi passi, con Afo4 previsto in riapertura ad aprile l’impianto “permetterà agli acquirenti la produzione di 4 milioni di tonnellate” di acciaio l’anno, che “è il minimo richiesto da qualsiasi acquirente”.


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