Basilicata

Esportazioni, Basilicata ultima: male gli autoveicoli

Ultima la Basilicata per le esportazioni: Secondo l’Istat nel 2025, rispetto al 2024, registra la flessione più alta d’Italia: -17,8%; Male gli autoveicoli (-39,5%), bene i prodotti petroliferi raffinati (+49%)


L’ultima analisi dell’Istat sull’export delle regioni è una doccia fredda per la Basilicata che nel 2025 scopre di avere la flessione più ampia d’Italia: il 17,8%. Le vendite lucane all’estero registrano la peggiore performance e, numeri alla mano, secondo l’Istat sono scese dai 1.597 milioni di euro del 2024 a circa 1.313 milioni nel 2025. In un contesto nazionale di crescita moderata, che segna il passo al +3,3%, la regione lucana soffre probabilmente l’eccessiva concentrazione industriale: perlomeno questo è quello che suggerisce la frenata robusta alla voce delle esportazione di “Autoveicoli” (-39,5), mentre il comparto “Coke e prodotti petroliferi raffinati” mette a segno un aumento del +49%. I dati di settore lucani rivelano un’economia che procede a singhiozzo, che va dal comparto dei mezzi di trasporto crollato del 35,5% al dato dei computer e apparecchi elettronici, il cui export risulta quasi azzerato con un pesantissimo -93,5%. L’intera manifattura lucana soffre, segnando un -21,4% complessivo che mette in ombra i segnali positivi di altri comparti (come per esempio gli articoli di abbigliamento, che crescono quasi del 150%, o sostanze e prodotti chimici, che fanno un balzo in avanti del 25%). Restano invece a galla l’agricoltura (+14,3%), su cui però adesso si stagliano minacciose le ombre dei rincari dovuti all’aumento dei prezzi dei carburanti e delle materie prime, e il settore estrattivo (+6,2%). Alla voce “mobili” la Basilicata nel 2025 arretra del 5,2%, mentre decollano i “prodotti delle attività di trattamento dei rifiuti e risanamento”: +163,7%. Nel 2025, rispetto all’anno precedente, la crescita dell’export nazionale del +3,3% «è sintesi di dinamiche territoriali differenziate», scrive l’Istat: guardando alle macro aree infatti si nota che l’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro Italia (+13,2%), mentre è più contenuto per il Sud (+3,2%), per il Nord-ovest (+2,3%) e il Nord-est +(2,0%). Al contrario, dall’analisi statistica emerge un’ampia contrazione per le Isole (-11,0%). «Nel complesso del 2025, rispetto all’anno precedente – si legge ancora nel rapporto dell’Istat – le regioni più dinamiche all’export sono Toscana (che registra un +21,3%, ndr), Friuli-Venezia Giulia (+17,8%), Calabria (+10,8%), Liguria (+10,2%) e Lazio (+9,6%); quelle che registrano le flessioni più ampie, Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%), Sicilia (-10,8%) e Marche (-7,6%)». Nel 2025, le province che contribuiscono in misura maggiore a sostenere le vendite sui mercati esteri sono Firenze, Arezzo, Trieste, Varese e Frosinone; quelle che forniscono i contributi negativi più ampi, Siracusa, Milano, Cagliari, Ascoli Piceno e Siena. Intanto per quarto trimestre 2025, «si stima una flessione congiunturale dell’export per tutte le ripartizioni territoriali, a esclusione del Centro (+0,7%). La riduzione congiunturale è ampia per il Sud e Isole (-6,7%), più contenuta per il Nord-est (-1,1%) e il Nord-ovest (-0,5%)».

Nell’intero anno, i contributi positivi maggiori all’export nazionale derivano dall’aumento delle vendite della Toscana verso Svizzera (+201,1%), Francia (+39,2%), Spagna (+76,4%), Stati Uniti (+19,9%) e paesi OPEC (+44,5%) e del Lazio verso gli Stati Uniti (+54,2%). L’anno scorso l’aumento delle esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Toscana, Lazio, Lombardia, Abruzzo e Campania spiega per 2,6 punti percentuali la crescita dell’export nazionale rispetto al 2024: «Un ulteriore contributo positivo di un punto percentuale deriva dalle maggiori esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo».


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