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Epstein files: Starmer resiste, re Carlo pronto a collaborare con la polizia

LONDRA – Governo unito ma partito laburista spaccato: Keir Starmer si trova in una posizione precaria ma resta in sella. Il premier britannico ha rifiutato di dare le dimissioni ieri, dichiarando che ha “un compito importante da portare a termine”.

Starmer ha ammesso di avere fatto un grave errore nominando Peter Mandelson ambasciatore a Washington, ma sostiene che il veterano del partito gli aveva mentito sui suoi stretti rapporti con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.

Lo scandalo scatenato dalle nuove rivelazioni emerse dagli Usa sta facendo terra bruciata intorno al premier: dopo le dimissioni del braccio destro, il capo di gabinetto Morgan McSweeney, che si è preso la responsabilità di avere consigliato a Starmer di scegliere Mandelson, ieri anche il direttore delle Comunicazioni di Downing Street, Tim Allan, ha lasciato l’incarico senza spiegazioni.

Il colpo più duro è stato inferto da Anas Sarwar, il rispettato leader del partito laburista in Scozia, che ieri ha apertamente chiesto le dimissioni di Starmer, dichiarando che il premier ha fatto “troppi errori”. Decisione “dolorosa”, ha detto Sarwar, finora considerate un alleato di Starmer, “ma la mia priorità deve essere la Scozia.” Il caos a Westminster sta infatti facendo perdere consensi al Labour in vista delle cruciali elezioni scozzesi di maggio, a tutto vantaggio dei nazionalisti dell’Snp.

L’attacco di Sarwar però ha avuto l’effetto di risvegliare il senso di lealtà dei ministri, finora silenti. Uno dopo l’altro, tutti hanno espresso la loro solidarietà a Starmer e la convinzione che il premier debba restare a Downing Street – anche quelli considerati possibili rivali per la leadership, come Wes Streeting, ministro della Sanità e rappresentante dell’ala centrista del partito e Angela Rayner, ex vicepremier e paladina della sinistra.


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