Cultura

EP: Attic Ocean – I promise I’ll try everyday

In questi mesi avevamo già iniziato a tenere sul radar i giovani Attic Ocean, formazione tedesca dedita (ora, perché in passato erano anche più sonici) a uno shoegaze che sa essere morbido e gentile. Attendevamo la prova del 9 con il nuovo EP (che segue altre due precedenti pubblicazioni sul breve formato, con il precedente EP, “Retriever”, che conteneva una canzone sublime a dire poco come “Lilies and Sea“) che non delude (come già i precedenti lavori, giusto dirlo) le nostre aspettative e li mette in prima linea in quel sound in cui l’indie-pop più avvolgente si sublima in esplosioni chitarristiche shoegaze che infondono tensione e profondità, mantenendo però un lirismo e una capacità di restare eterei che ci sorprende ad ogni ascolto.

La formula la conosciamo, non è una novità, ma la grazia, il candore con qui i ragazzi tedeschi entrano in campo è qualcosa da pelle d’oca. Nei loro momenti più gentili sono semplicemente adorabili e quasi zuccherosi, poi ecco che le distorsioni fanno capolino e tutto assume toni più forti, ma è come una tempesta in paradiso, non so se mi spiego. L’alternanza forte / piano è gestita, in ogni brano, alla perfezione, ma devo dire che la traccia iniziale “Could It Be You” è roba che veramente ti si attacca alla testa e non va più via, pelle d’oca per un sogno sonoro ad occhi aperti che mi ha quasi riportato a certe magie dei Night Flowers. Impossibile non citare “Love Spells” in cui i ragazzi di Düsseldorf ci conducono in un sogno ad aocvchi aperti in quella che è, a conti fatti, la loro canzone più onirica e dream-pop, favolosa.

La presenza di Mark Gardener al master (dopo la collaborazione con Simon Scott degli Slowdive per “Retriver“), inoltre, ha sicuramente aiutato e non crediate che non si senta, perché un brano come “Sun”, veramente, ci rimanda ad alcune atmosfere dei Ride.

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Attic Ocean: Bandcamp


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