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Elon Musk perde la causa contro Altman per OpenAI

Una corte federale americana ha respinto la richiesta di risarcimento da 150 miliardi di dollari avviata da Elon Musk contro OpenAI, ritenendo la società di intelligenza artificiale guidata da Sam Altman non responsabile nei confronti dell’uomo più ricco del mondo per aver deviato dalla sua missione originaria di beneficio dell’umanità. Il processo, cominciato il 28 aprile, è stato visto come un momento chiave – in caso di sconfitta – per il futuro di OpenAI e dell’intelligenza artificiale in generale, sia per quanto riguarda il modo in cui dovrebbe essere utilizzata sia chi dovrebbe trarne beneficio, anche economicamente.

Il verdetto di una giuria composta da nove membri, che in pratica lascia tutto inalterato, è arrivato dopo undici giorni di testimonianze e argomentazioni in cui la credibilità di Musk e di Altman è stata ripetutamente messa in discussione. Durante il duro confronto legale ciascuna delle due parti ha accusato l’altra di essere più interessata al denaro che al servizio del pubblico. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha rigettato velocemente il ricorso.

Nella sua arringa finale, l’avvocato di Musk, Steven Molo, aveva ricordato ai giurati che diversi testimoni hanno messo in dubbio la sincerità di Altman o lo hanno definito un bugiardo, e che Musk non ha dato una risposta completamente affermativa quando gli è stato chiesto durante il processo se, secondo lui, fosse completamente affidabile. «La credibilità di Sam Altman è direttamente in discussione», ha detto Molo.

«Se non gli credete, loro non possono vincere». Musk ha accusato OpenAI di aver cercato indebitamente di arricchire investitori e insider a spese della no-profit, e di non aver dato priorità alla sicurezza dell’IA. Il maggiore azionista di SpaceX ha inoltre sostenuto che Microsoft sapeva fin dall’inizio che OpenAI fosse più interessata al denaro che all’altruismo.

Il team legale di Altman ha replicato che era Musk a vedere opportunità di profitto, e che ha aspettato troppo a lungo per sostenere che OpenAI avesse violato il suo accordo fondativo di costruire un’intelligenza artificiale sicura a beneficio dell’umanità. «Il signor Musk può avere il tocco di Mida in alcuni settori, ma non nell’IA», ha dichiarato in aula William Savitt, avvocato di OpenAI, nella sua arringa finale.


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