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Elezioni Figc 2026, Galliani e il voltafaccia di AIC e AIAC

Nell’era delle docuserie, se un giorno si dovesse produrre un film sulle elezioni per la presidenza della federcalcio di questo disgraziato 2026, dopo la questione del mancato tesseramento che portato al commissariamento della Figc e alla soluzione tutta italiana di Giovanni Malagò commissario di se stesso, il titolo giusto potrebbe essere “House of Traitors”. La casa dei tradimenti, e dei traditori, che ha portato alla candidatura di “nonno” Adriano Galliani, 82 anni, con il colpo di mano della Serie A orchestrato da alcuni club, Inter e Atalanta in primis – fallito, a quanto pare, per le contromosse di Malagò – e al voltafaccia delle due associazioni di categoria.

Ecco il comunicato congiunto: “L’Associazione Italiana Calciatori e l’Associazione Italiana Allenatori Calcio, confermando la propria linea di valutazione e azione comune, hanno ultimato la raccolta delle firme necessarie per presentare la candidatura di Adriano Galliani a presidente della Figc, nelle elezioni che si terranno nell’Assemblea Federale Elettiva del prossimo 14 dicembre. Aic e Aiac ritengono che si tratti di una opportunità importante in termini di valore di scelta, per storia, esperienza e risultati sul campo ottenuti dal dirigente Galliani, pronto ora a condividere una aperta e progressiva visione federale nel percorso di riforme non più differibili. Un punto di vista che Aic e Aiac confidano resti comune a tutte le componenti del nostro sistema”.

Altro che consociativismo, qui andiamo oltre. In pratica, i sindacati sostengono un personaggio che rappresenta in toto la categoria dei padroni – anche se, nel caso specifico di Adriano Galliani, era un padrone al guinzaglio di Silvio Berlusconi – e che, non solo come prenipotenziario nel Milan, ma soprattutto come ex presidente della Lega, non può non essere considerato uno dei principali responsabili della crisi del calcio italiano. Ma poi, soprattutto, perché questo tradimento nei confronti di Malagò, dopo l’endorsement di qualche mese fa?

C’è del marcio in Danimarca, ma anche nel pallone made in Italy non si scherza. Nel corso degli anni, si sono formati, al suo interno, autentici centri di potere. I cosiddetti orticelli, dove, oltre a incarichi, poltrone e visibilità, si è sviluppata un’intensa attività commerciale. Per esempio, corsi di varia natura. In alcuni casi, anche protocolli con altre categorie, come quello Aic-Adise (Associazione Direttori Sportivi e Segretari) “per individuare forme di condivisione e/o scambio di servizi da proporre ai rispettivi associati. Nello specifico, Adise coinvolgerà Aic nell’organizzazione dei corsi abilitati alla figura professionale del direttore sportivo, promossi d’intesa con la Figc. Allo stesso modo, Aic coinvolgerà Adise nell’organizzazione dei corsi specializzati riservati agli ex calciatori”. Il documento fu siglato nel giugno 2021, presidente federale Gabriele Gravina, nel bel mezzo dell’europeo vinto dall’Italia di Roberto Mancini.

C’è poi un altro aspetto e chiama in causa la didattica. Si è imposta, negli ultimi decenni, una visione del calcio tutta teoria e zero pratica. Migliaia di allenatori, in particolare nei settori giovanili, sono cresciuti a pane e faldoni: libri voluminosi per spiegare l’essenza del football tra linee e traiettorie, geometria e fisica. Tutto bello, ma a calcio si gioca con un pallone tra i piedi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la decadenza tecnica, al netto dell’invasione a mani basse degli stranieri anche nei vivai, parte da lì.

Nei suoi primi interventi, Malagò, e chi per lui, ha cercato di scardinare lo status quo. Obiettivo: riportare il calcio al centro del villaggio, ripartendo dalle basi, cioè dalla tecnica. L’intervento ha dato fastidio. L’attivismo di Malagò, al contrario di chi afferma che in questo quattro mesi c’è stato immobilismo, rischia infatti di spezzare la catena di potere che si è formata nel corso degli anni, tra corsi, protocolli, linee guida fondate sulla teoria e un sistema di controllo comico. In un sistema serio, si fanno visite a sorpresa, ma nel nostro calcio funziona più o meno così: “La prossima settimana verranno alcuni ispettori a vedere se il programma di lavoro nei vostri settori giovanili viene svolto secondo le nostre indicazioni”.

Interessante l’audizione al Senato del presidente dell’Associazione calciatori, Umberto Calcagno, il 24 settembre 2026. In sintesi: “Servono incentivi e nuove risorse per i giovani. Dobbiamo tornare ai campi di quartiere come è avvenuto in Spagna. Bisogna dare più risorse al calcio femminile”. Un film già visto: si chiedono intervenenti economici, ma, a parte i campi di quartiere, non si entra nello specifico sulla natura degli interventi.

Così, l’apparire sulla scena di Galliani, ha fatto consumare il voltafaccia che porterà in dote il 30% dei voti all’ex plenipotenziario del Milan. In attesa di capire come si comporteranno le altre leghe – compresa quella dei Dilettanti dell’ex avversario Abete – e se registreremo altri tradimenti, renderà bene l’idea una frase raccolta dietro le quinte: “Servirebbe il lanciafiamme”.


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