Economia

Electrolux, l’accordo nella notte: dimezzati gli esuberi e la fabbrica di Cerreto non chiude


ROMA – Nella notte è stata trovata un’ipotesi d’accordo tra Electrolux e i sindacati metalmeccanici al ministero delle imprese e del made in Italy. L’intesa, maturata dopo settimane di confronto e una maratona al tavolo durata piu di due giorni tra l’azienda e Fim, Fiom e Uilm, dovrebbe porre fine alla vertenza partita a maggio, dopo che la multinazionale aveva annunciato 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi in provincia di Ancona. Da maggio il quadro e’ cambiati. L’intesa punta sulla volontarietà delle uscite, accompagnata da incentivi economici e da impegni industriali e di tutela legati ai principali stabilimenti italiani.

Al centro dell’accordo c’è il capitolo delle uscite. Oggi a livello italiano in Electrolux lavorano 4 mila persone circa. Gli stabilimenti più colpiti con questo accordo sono Porcia e Susegana con oltre 300 uscite ciascuno. In tre anni saranno possibili 918 uscite volontarie con una ripartizione tra 390 operai di produzione, 16 operai di laboratorio. 512 impiegati. Rispetto alle 1.719 unità comunicate dalla multinazionale svedese a maggio, l’intesa introduce un cambio di impostazione. Per rendere più sostenibile la decisione dei lavoratori, è previsto un sistema di incentivi all’esodo, con importi che possono arrivare fino a 95 mila euro.Ma nell’accordo c’è anche un’attenzione particolare a mantenere sul territorio nazionale funzioni e attività considerate strategiche. L’azienda si impegna infatti a mantenere in Italia “funzioni amministrative”, di “ricerca e sviluppo” e una “quota rilevante di produzione”.

Una delle parti più discusse riguarda Cerreto d’Esi dove viene indicato che il sito non chiude. È prevista continuità produttiva, con ricorso ad ammortizzatori sociali fino a quando non sarà individuato un investitore per la reindustrializzazione dello stabilimento. Al momento, a Cerreto d’Esi risultano occupati 149 lavoratori e la garanzia della continuità rappresenta un elemento decisivo per il territorio.Stesse attenzioni, seppure su un altro piano, anche per Porcia., in provincia di Pordenone. Qui l’azienda si impegna a mantenere circa il “70% della produzione di lavasciuga”, un dato che punta a salvaguardare volumi produttivi e occupazionali, almeno nella fase di transizione. A Forlì confermati i piano e forni a gas fascia medio-alta con 15 milioni di investimenti, a Susegana, in provincia di Treviso, si continueranno a fare frigoriferi di fascia medio alta, oltre alla gamma premium e svizzera: 18,5 i milioni di investimenti previsti. A Solaro, in provincia di Milano, si produrranno lavastoviglie con un impegno di 35 milioni.La produzione “a regime” nei siti italiani dovrebbe arrivare a “3,2 milioni di pezzi”.

Per il periodo 2027-2029 Electrolux indica un investimento complessivo di 100 milioni di euro destinati in misura del 75% allo sviluppo di prodotti e per il 25% alle innovazioni dei processi.Sul versante sociale, un punto specifico riguarda la gestione della Cigs: è prevista una rotazione nell’utilizzo sia per gli operai sia per gli impiegati. L’accordo introduce inoltre una clausola che prova a prevenire squilibri. Se le uscite dovessero superare gli esuberi concordati, pari a 918, l’azienda si impegna a reintegrare personale dando priorità a chi in passato ha lavorato con contratti a tempo determinato o con somministrazione. Resta anche la previsione di valutare l’utilizzo di contratti di espansione, strumento che può contribuire a gestire l’andamento dei volumi e dei fabbisogni.L’accordo dovrà essere votato e approvato dai lavoratori dei siti italiani attraverso un referendum che si terrà nei prossimi giorni.


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