Società

Educazione alla sessualità e all’affettività: la chiede il 31,2% degli studenti, tra il 37,7% delle ragazze e il 25,0% dei ragazzi

Quando si discute di come cambiare la scuola, le idee più vive arrivano proprio da chi siede tra i banchi.

A dare forma e sostanza a queste richieste è il rapporto del Censis intitolato “Stare bene a scuola, oltre l’apprendimento”, realizzato nell’ambito del Progetto IRIDE e sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che ha coinvolto una platea di oltre 7.600 ragazzi frequentanti l’ultimo triennio delle superiori – tra licei, istituti tecnici e professionali – insieme a un campione di 1.000 giovani diplomati di età compresa tra i 18 e i 24 anni.

Dalle loro risposte emerge che gli adolescenti non cercano scorciatoie o sconti sullo studio, ma chiedono, invece, lezioni coinvolgenti, contenuti aggiornati e strumenti per orientarsi nel mondo che li aspetta.

Didattica viva e programmi aggiornati: la risposta alla noia tra i banchi

Il primo tassello indicato dai giovani riguarda la quotidianità dell’insegnamento. Ben il 45,0% degli intervistati chiede lezioni più interattive e dinamiche, un’esigenza avvertita in modo particolare nei licei (49,4%) e condivisa sia dalle ragazze (47,3%) sia dai ragazzi (42,9%). Accanto alla voglia di uscire dalla solita lezione frontale spicca la necessità di svecchiare le materie di studio: il 32,0% degli alunni ritiene indispensabile aggiornare i programmi scolastici per collegarli alla realtà contemporanea, con una spinta marcata sempre tra i liceali (35,7%), seguiti dagli iscritti ai tecnici (28,1%) e ai professionali (25,2%).

L’ansia da prestazione spinge inoltre il 31,9% degli studenti a proporre una riduzione del numero di verifiche e interrogazioni; una necessità avvertita soprattutto dalle ragazze (36,2% contro il 28,0% dei compagni maschi).

Una quota pari al 30,3% vorrebbe invece contenere le ore di lezione quotidiane, un’ipotesi caldeggiata dai ragazzi (36,1%) e nei percorsi tecnici (37,2%).

Non mancano poi le idee per aprire le aule all’esterno: il 19,3% propone di accogliere esperti e progetti del territorio – richiesta che sale al 22,6% negli istituti professionali -, mentre il 16,2% punta sul potenziamento delle tecnologie didattiche. L’introduzione obbligatoria dello psicologo tra i banchi trova infine l’adesione del 9,4% del totale, con un interesse maggiore tra le studentesse (12,1% rispetto al 6,7% dei maschi).

Orientamento, affettività e competenze: le priorità che mancano in aula

Oltre alla forma delle lezioni, i ragazzi indicano con precisione quali argomenti vorrebbero trovare nel quadro orario della settimana: la priorità assoluta riguarda l’orientamento alle scelte future tra università e mondo del lavoro, indicato dal 35,2% del campione, con una spinta maggiore da parte delle ragazze (38,9% rispetto al 32,3% dei maschi).

Segue a breve distanza la richiesta di percorsi dedicati all’educazione sessuale e affettiva, ritenuta fondamentale dal 31,2% degli alunni: in prima linea figurano le studentesse con il 37,7%, a fronte del 25,0% dei compagni. Tra le altre proposte spiccano il potenziamento dell’educazione fisica – desiderato dal 10,0% complessivo e dal 15,4% dei ragazzi – e l’educazione digitale incentrata sull’uso consapevole della rete (9,7%). Restano invece sullo sfondo le richieste per le materie tradizionali: l’educazione civica raccoglie il 3,9%, la geografia il 3,2%, la prevenzione di bullismo e cyberbullismo il 2,7% e la storia appena l’1,9%.

Il rapporto


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