Società

Decreto scuola, Patrizio Bianchi: “Diamo fiducia a presidi e docenti, che conoscono le situazioni”

La gestione quotidiana delle aule non si governa con i calcoli a tavolino, ma con la responsabilità di chi vive la scuola in prima linea.

A richiamare l’attenzione sul valore del personale scolastico è l’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che in un’intervista alla testata Huffington Post analizza l’impatto dei recenti provvedimenti sull’integrazione.

“Ho fiducia in presidi e docenti. Anche con il nuovo decreto sapranno cosa è meglio fare” dichiara. L’esecutivo, secondo l’ex ministro dell’Istruzione, ha dovuto correggere le bozze iniziali del provvedimento per recepire i rilievi del Quirinale, trasformando un testo “inapplicabile” in un pacchetto di norme di contenimento.

I paletti introdotti per contenere le presenze straniere si riducono a perimetri ben definiti: la soglia del 30% trova infatti spazio soltanto nelle prime classi di ciascun percorso di studi. Dal conteggio rimangono fuori sia i ragazzi nati in Italia sia chi ha frequentato almeno un biennio di scuola dell’infanzia; gli eventuali esuberi, inoltre, dovranno trovare collocazione all’interno di specifici contesti geografici. Sebbene l’orientamento della maggioranza cerchi una forma di contrassegno per chi arriva da altri Paesi, il passaggio al Colle ha attutito i tratti più rigidi del testo, lasciando però irrisolto un nodo di fondo legato al modello culturale che s’intende costruire. Bianchi afferma in tal senso: “Rimane scoperto il quesito su quale scuola e quale tipo di società l’esecutivo voglia auspicare”.

Gli spostamenti degli alunni tra i vari plessi rischiano di creare complicazioni organizzative non indifferenti. Per affrontare la varietà dei contesti locali – dalle realtà metropolitane alle piccole comunità di montagna – il punto di forza rimane la cooperazione tra dirigenti, corpo docente e famiglie: “è importante dare molta fiducia all’autonomia scolastica, ribadirla e consolidarla: presidi e docenti conoscono le situazioni. È giusto dare un’indicazione, ma poi lasciamo muovere chi sa farlo in modo responsabile. La scuola non può vivere di righe tirate: diamo fiducia a chi materialmente gestisce i rapporti sul campo”.


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